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Sulla ricezione e l’impiego dei fondi europei la responsabilità dell’Italia è più complessa | La relazione annuale della Corte dei conti

L’Italia impegna una responsabilità finanziaria più complessa rispetto al passato nel prelevamento e nell’impiego dei fondi europei, poiché una parte significativa di essi costituisce debito pubblico. È quanto afferma la Corte dei conti nella Relazione annuale sui rapporti finanziari tra l’Italia e l’Unione europea, approvata dalla Sezione affari europei e internazionali con delibera n. 4/2024. Malgrado l’imponente sforzo di fiscal policy del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2021-2027, si legge nel documento, le nuove emergenze geopolitiche e le pressioni inflazionistiche sopraggiunte hanno sottoposto a tensioni il bilancio dell’Unione europea, imponendo rilevanti correzioni per il reperimento e la destinazione di nuove risorse, con un conseguente ripensamento delle priorità.

Con la proposta di revisione del Qfp approvata dal Consiglio europeo a febbraio 2024 – specifica, infatti, la Corte – il bilancio sarà incrementato di circa 64,6 miliardi di finanziamenti aggiuntivi e, in tale contesto, l’obiettivo di una strutturale flessibilità del bilancio UE diventa fondamentale per rispondere agli imprevisti e rivedere rapidamente le priorità di spesa.

Nei rapporti finanziari tra l’Italia e l’Unione europea permane la centralità delle politiche strutturali e di coesione socioeconomica, la cui dotazione per il ciclo di programmazione 2014-2020 è di 197,9 miliardi (64,5 a valere sul bilancio europeo e 133,4 su quello nazionale). Per i fondi Fesr e Fse-Iog, la dotazione ammonta (dicembre 2023) a 64,4 miliardi, di cui 14,4 sull’iniziativa React-Eu.

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