Dal 2021 i piatti di plastica monouso sono stati banditi dagli scaffali dei supermercati europei, ma nel nostro Paese, sono rimasti acquistabili fino ad ora, protetti solo dalla parola “riutilizzabili” stampata sulla confezione.
Il fenomeno si è esteso rapidamente anche al settore HoReCa, dove stoviglie e accessori in plastica dichiarati “riutilizzabili” sono stati utilizzati negli ultimi anni come normali prodotti monouso in sagre, eventi e consumo fuori casa.
Emblematico il caso delle palette per il caffè dei distributori automatici, spesso marchiate come “riutilizzabili” pur essendo destinate, nella pratica, a un solo utilizzo.
La scappatoia che li ha tenuti in commercio risale al modo in cui l’Italia aveva recepito la Direttiva Europea sulla plastica monouso (SUP).
Dopo cinque anni di incertezze sulla reale sostenibilità dei prodotti, il Decreto Legge 19/2026, pubblicato in Gazzetta il 20 aprile, porta chiarezza nel settore attraverso l’articolo 14-bis, che introduce per la prima volta criteri tecnici per stabilire quando una stoviglia è davvero riutilizzabile, sulla base della rigidità, grammatura e dei materiali compatibili con cicli ripetuti di lavaggio.
Tutto ciò che non rientra in questi parametri torna ad essere monouso a tutti gli effetti e diventa quindi soggetto al divieto europeo.
Diventa quindi centrale il tema della conformità alla normativa.
Tra le realtà che osservano la trasformazione del settore c’è SignorBIO, azienda specializzata in stoviglie e packaging alimentare biodegradabili, che osserva un progressive adeguamento della Gdo verso prodotti realmente sostenibili e conformi alle nuove normative.
“Per anni il mercato italiano è stato prigioniero di un paradosso: stoviglie identiche ai vecchi piatti in plastica, ma mascherate da un’etichetta che prometteva un riutilizzo quasi mai reale.
Finalmente restituiamo verità ai consumatori, che per troppo tempo hanno acquistato prodotti convinti di fare una scelta ecologica, mentre si trovavano tra le mani semplice plastica monouso”, commenta Andrea Zanini, CEO di SignorBIO.
Dalla Gdo al delivery: la corsa per sostituire i prodotti non a norma
Secondo SignorBIO, il provvedimento porterà effetti immediati sulla Gdo, dove gli scaffali del monouso ospitano da anni linee di piatti e posate in plastica rigida etichettate come riutilizzabili ma che spesso non rispondono a reali criteri di riutilizzabilità.
Infatti, secondo Legambiente, il 65% delle stoviglie vendute ad oggi come “riutilizzabili” presenta criticità, non possedendo certificazioni specifiche.
Le aziende che fino ad ora non si erano preoccupate per la reale sostenibilità della loro offerta, dovranno sostituire in tempi rapidi tutta la loro linea.
La fine del fenomeno dei “falsi riutilizzabili” arriva mentre stili di consumo come delivery, asporto e ristorazione fuori casa continuano a spingere la domanda di packaging monouso.
Chi non aveva ancora adottato materiali diversi dalla plastica, dovrà trovare velocemente delle alternative.
Non a caso, ci si aspetta un boom per il settore del packaging sostenibile in Italia, che secondo Mordor Intelligence, raggiungerà i 19 miliardi di dollari entro il 2026.
Per il comparto italiano del monouso questo rappresenta un passaggio destinato a ridefinire gli standard del settore, premiando gli operatori che negli anni hanno investito in materiali certificati, controllo della filiera e conformità normativa.








