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Sulla giustizia è tempo di scelte | L’analisi di Giovanni Bianconi

“Al di là di ciò che verrà accertato in seguito, anziché recriminare sui tempi delle iniziative giudiziarie, la politica farebbe forse bene a trovare gli anticorpi giusti per evitare che ci si arrivi”.

Così Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera parlando di Giustizia e prendendo spunto dall’inchiesta ligure: “A partire da Mani Pulite (ma la corruzione c’era anche prima), sono più di trent’anni che le indagini svelano sempre nuovi sistemi di malaffare e di ricompense per lo scambio tra favori e compensi illeciti. Eppure — soprattutto a livello locale—gli amministratori non sembrano capaci di capire e imparare che certe cose non si possono fare o è meglio non farle, anche quando non sembrano reati e magari alla fine non vengono provati, o non lo sono affatto.

La prevenzione della corruzione – osserva l’editorialista – non può non cominciare in casa propria e dai comportamenti dei singoli; continuare ad affidarla esclusivamente a chi è chiamato a reprimere non solo non basta, ma non serve a costruire una politica credibile. Così come non serve la strumentalizzazione politica delle iniziative giudiziarie. Intanto perché prima o poi si rischia di ritrovarsi in imbarazzo quando ad essere colpiti non sono più gli avversari bensì gli alleati, o addirittura gli esponenti del proprio stesso partito.

E poi perché bisognerebbe sempre ricordare che la giustizia penale ha le sue regole, oltre che i suoi tempi, e non è detto che coincidano con quelle della buona amministrazione. Farne uno strumento della contesa politica è sempre un errore, il che non significa non tenerne conto. La valutazione razionale, e per quanto si può «distaccata», dei provvedimenti di un giudice dovrebbe essere l’altra faccia della prevenzione applicata in autonomia da partiti e governi, a qualunque livello.

Infine, quest’ultimo scossone arriva nel momento di massima tensione tra magistratura e politica dopo l’annuncio del governo di voler procedere alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. La «madre di tutte le riforme» in tema di giustizia, che però – conclude Bianconi – ha poco o nulla a che vedere con il funzionamento della giustizia; a cominciare dai tempi troppo lunghi, prima causa delle lamentele dei cittadini (e dei politici, quando li riguardano)”.

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