“Usa e Cina sono ‘back in business’”. Sulla Stampa Stefano Stefanini commenta così l’incontro tra i leader delle due superpotenze a margine del G20 a Bali: “Non sappiamo tutto quello che Xi Jinping e Joe Biden si sono veramente detti.
Ne avremo solo le rispettive versioni, per ora solo quella americana. Se Cina e Usa riescono a «gestire responsabilmente la competizione» – sottolinea l’editorialista – la globalizzazione sopravvive, altrimenti è destinata a spezzarsi in due o più tronconi.
Questo basta per farci capire perché l’incontro di Bali riguardasse tutti noi. Concentriamoci però sulla dimensione bilaterale dove si gioca la partita. La rivalità fra Usa e Cina è oggettiva.
La seconda vuole superare i primi – si è data una scadenza, metà secolo; i primi non hanno alcuna intenzione di farsi superare.
Su questo scenario di fondo, tensioni latenti su vari scacchieri – diritti umani, democrazia, commercio, rivendicazioni di Pechino sul Mar cinese meridionale – hanno avuto un’impennata per due fattori contingenti: la guerra in Ucraina e Taiwan.
L’uno vede la Cina essenzialmente neutrale ma pur sempre nominalmente alleata della Russia.
L’altro ha raggiunto un punto di rottura l’estate scorsa, dopo la visita di Nancy Pelosi a Taipei e la minacciosa risposta militare cinese.
Da Bali – osserva Stefanini – viene un segnale positivo cinese sull’Ucraina e uno conciliante americano su Taiwan.
Dicendo che la politica americana sull’isola non cambia Biden sgombra il tavolo dal riconoscimento dell’indipendenza.
Se Pechino si accontenta, la miccia è per ora disinnescata. Sull’Ucraina, Xi Jinping ha ribadito che dell’uso dell’arma nucleare non si dovrebbe neanche parlare. Ripeterlo insieme a Joe Biden è un piccolo schiaffo al Cremlino.
Per il resto non è una novità da parte cinese auspicare negoziati, resta da vedere se Xi è pronto al passo successivo, cioè a far pressione su Putin.
Può darsi che si muova in quella direzione se, dopo Bali, la relativa normalizzazione dei rapporti sino-americani si assesterà. Come?
Essenzialmente in una competizione senza conflitto militare e, come ha detto Biden, senza una nuova guerra fredda. Stati Uniti e Cina sanno che la gara si vince principalmente nella tecnologia, nell’innovazione, nello spazio, nell’intelligenza artificiale non strappandosi pezzi di territorio.
Sono potenze – conclude – che guardano al futuro non al passato, a differenza della Russia di Vladimir Putin”.
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