“E’ ora di superare benevolenze storiche e pregiudizi favorevoli per dire chiara una cosa: le Regioni sono diventate un problema”.
Stefano Cappellini su Repubblica spara ad alzo zero sui governatori e sul loro atteggiamento in questa fase della pandemia: “Il governo ha le sue colpe nelle indecisioni e nei ritardi delle ultime ore, ma le Regioni hanno superato il limite”.
“Non tutti i governatori portano in pari misura la colpa del caos di queste ore, ma non è un problema di singoli. In gioco c’è la credibilità di tutto l’edificio istituzionale e nel più drammatico dei momenti”.
“La pandemia non si può gestire con l’irresponsabilità di venti staterelli che prima invocano autonomia decisionale, poi strepitano se viene loro riconosciuta, quindi tornano a piangere se vengono accontentati”.
“Nel Paese delle molte targhe alterne, il doppio volto dell’autonomia regionale rischia di svettare per opportunismo: arcigno e fiero federalismo quando si tratta di lucrare meriti e consenso (o di negare l’accoglienza a un pugno di rifugiati, per fare solo un esempio su un terreno che non riguarda il Covid), centralismo frignone quando c’è da prendere decisioni che si ritengono impopolari”.
“Lo spettacolo offerto sull’ultimo Dpcm è indecoroso. Il risultato delle estenuanti trattative Stato-Regioni, oltre a ritardare di 24 ore l’entrata in vigore delle nuove misure, in una fase nella quale ogni esitazione può averte costi altissimi e non solo economici, ha ieri tenuto milioni di italiani in uno stato di incertezza inaccettabile”.
“Soprattutto, restano dubbi enormi sulla funzionalità del sistema a fasce di rischio introdotto con l’ultimo Dpcm. In teoria, un sistema con una sua logica: 21 parametri che concorrono periodicamente a determinare il livello di sofferenza di ciascuna Regione assegnandola automaticamente alla propria fascia”.
“Ma il funzionamento di questo meccanismo presuppone una piena e leale collaborazione tra Stato e Regioni, cioè la trasparenza e l’accessibilità dei dati che concorrono a determinare la fascia, nonché la disponibilità ad accettare il responso dei numeri senza pretendere di contrattarlo ogni volta, che è invece esattamente ciò che è accaduto in queste ore, con alcune Regioni che già minacciano di impugnare le ordinanze del governo”.
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