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Stefano Barrese (Intesa San Paolo): «Le piccole e medie imprese hanno bisogno di liquidità. Il credito va finanziato con una durata maggiore rispetto all’ordinario»

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I prossimi mesi saranno particolarmente intensi per il vertice di Intesa Sanpaolo. Il cantiere aperto attorno al nuovo piano industriale (atteso per febbraio 2022) assorbira’ infatti le energie della prima linea sotto il coordinamento del ceo Carlo Messina. Nel frattempo pero’ il gruppo si e’ lasciato alle spalle l’anno e mezzo della pandemia, un periodo che ha richiesto un forte impegno a tutte le divisioni, a partire dalla Banca dei Territori. La struttura guidata da Stefano Barrese ha dovuto infatti rispondere a una domanda di liquidita’ senza precedenti per impedire che il blocco delle attivita’ si traducesse in un collasso del sistema produttivo italiano. Oggi il quadro e’ decisamente piu’ sereno e la ripresa si va consolidando, come attestano i numerosi indicatori macroeconomici. Per Barrese pero’ il rientro dai debiti accumulati durante il Covid dovra’ essere gestito con cautela dal sistema bancario. L’obiettivo? Consentire alle pmi meritevoli non solo di superare le criticita’ create dalla pandemia ma anche di affrontare con successo la transizione epocale che hanno di fronte.

Domanda. Barrese, la scorsa settimana l’Ocse ha alzato le stime di crescita per il pil italiano. Si tratta solo dell’ultimo dato in ordine di tempo che attesta una ripresa economica sempre piu’ solida. Nel frattempo quali segnali state intercettando dall’economia reale?

Continuo a essere molto positivo sul trend economico, ma del resto in Intesa Sanpaolo avevamo previsto per tempo questa solida ripresa. Proprio per questo nei primi mesi del 2021 abbiamo lanciato Motore Italia, un programma di finanziamenti e iniziative per consentire alle pmi italiane di superare la fase di difficolta’ causata dalla crisi. Abbiamo messo a disposizione 50 miliardi saliti complessivamente a 400 come annunciato dal ceo Carlo Messina (di cui 120 a valere sulle aziende servite dalla Banca dei Territori), nell’ambito del supporto che il gruppo ha deciso di disporre per contribuire a realizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. I dati positivi del primo semestre ci hanno dato ragione e anche la seconda meta’ dell’anno sta procedendo molto bene.

Andiamo piu’ nel dettaglio sul mondo delle imprese. Che notizie vi arrivano dalla vostra clientela?

Nei vari settori i fatturati viaggiano a diverse velocita’. Ci sono comparti che stanno procedendo in continuita’ con l’anno scorso mentre altri, fortemente penalizzati dai lockdown, hanno iniziato a correre. In generale pero’ le aziende italiane hanno dato una grande prova di forza, come dimostrano i dati sulle esportazioni, i migliori in assoluto a livello europeo. Se si considera che il nostro tessuto produttivo e’ composto principalmente da pmi, e’ evidente che la ripresa e’ figlia soprattutto della qualita’ di queste imprese. Imprese che in questi anni e soprattutto nel corso della pandemia hanno dimostrato una grande capacita’ di adattamento ai cambiamenti economici, ambientali e geopolitici. Attenzione pero’. Se i segnali di fiducia non mancano, il quadro generale non puo’ ancora dirsi stabilizzato. Per esempio la preoccupazione sulla tenuta delle catene del valore continua a riflettersi sulla gestione dei magazzini, che oggi rimane molto attenta a evitare nuovi fermi di produzione.

A questi elementi congiunturali nei prossimi mesi si sommera’ l’impatto del Pnrr. Il piano messo a punto dal premier Mario Draghi che effetti potrebbe avere sul tessuto produttivo?

Il Pnrr potenziera’ la capacita’ di ripresa e di crescita delle aziende italiane. Basti pensare ai ritorni positivi che potrebbero arrivare da un potenziamento delle infrastrutture nazionali, dai porti al trasporto ferroviario fino alle telecomunicazioni. Senza dimenticare gli incentivi a quella transizione ecologica che per il sistema produttivo e’ ormai diventata una scadenza improrogabile. Si tratta di opportunita’ non solo per il tessuto produttivo ma anche per il sistema bancario. In Intesa Sanpaolo abbiamo tutto quello che serve per accompagnare le nostre imprese in questo percorso e il recente accordo raggiunto con Sace va proprio in questa direzione. Grazie alla partnership che abbiamo annunciato ad agosto saremo in grado di offrire prestiti garantiti da Sace all’80% per finanziare progetti di investimento green fino a un importo di 15 milioni e per una durata massima di 20 anni. Un ulteriore elemento trainante per l’economia sara’ il mondo costruzioni, una filiera chiave che, superate le debolezze del passato, oggi e’ in grado di catalizzare e rafforzare la crescita del Paese. Da questo punto di vista il superbonus e’ stata senza dubbio un’ottima scelta che ha avuto effetti positivi non solo sull’immobiliare e sulle costruzioni, ma anche sul settore degli elettrodomestici e sul mondo del design.

Dal punto di vista finanziario in questa fase quali sono le priorita’ delle pmi italiane?

Ne vedo almeno un paio. Una prima priorita’ e’ quella legata alla finanza straordinaria e all’equity. I fondi oggi hanno interesse a investire la liquidita’ in circolazione sulle aziende di successo e le banche sono chiamate a giocare un ruolo attivo in questi processi di integrazione. Per molte aziende permane poi l’esigenza di liquidita’ per finanziare la crescita e rifinanziare lo stock di debito. Per venire incontro a questa esigenza sarebbe utilissimo sfruttare tutti gli strumenti previsti dal decreto Liquidita’ del 2020, predisponendo prestiti anche fino a 20 anni con la garanzia di Sace. Il cambiamento epocale a cui stiamo assistendo va finanziato attraverso strumenti con una durata maggiore rispetto a quella del credito ordinario. Ripeto: gli strumenti ci sono gia’. Occorre solo metterli in campo per rafforzare il nostro sistema imprenditoriale e consentirgli di giocare una partita unica.

Tanto piu’ che lo strumento delle moratorie a breve non potra’ piu’ essere utilizzato. Una scadenza prevista, ma comunque monitorata con grande attenzione dal sistema bancario.

Ho sempre considerato le moratorie come uno strumento emergenziale e temporaneo che, proprio per questa sua natura, e’ fisiologicamente destinato a venire meno. Ecco perche’ soprattutto alla nostra clientela preferiamo suggerire un allungamento del debito finalizzato agli investimenti e alla crescita.

Come in gran parte del tessuto economico, anche in banca sono saltati molti paradigmi nell’anno e mezzo della pandemia e i cambiamenti maggiori hanno probabilmente riguardato proprio il processo del credito. Che bilancio si puo’ fare oggi?

A dire il vero in Banca dei Territori i cambiamenti sono partiti con qualche anno di anticipo e proprio per questo siamo stati in grado di affrontare lo shock pandemico con maggiore tranquillita’. Vorrei citare almeno un paio di innovazioni. La prima e’ stata il Programma Sviluppo Filiere che abbiamo lanciato nel 2016 con l’obiettivo di spostare il focus dal cliente alla catena del valore in cui l’azienda e’ inserita. La seconda innovazione e’ stata il rating qualitativo (validato dal regolatore nel 2017) che, a differenza di quello tradizionale, prende in esame diversi fattori immateriali e attesta cosa l’impresa e’ in grado di fare per essere competitiva e sostenibile. Si tratta di strumenti che, nel corso dei diversi lockdown, ci hanno consentito di servire tempestivamente la clientela e di fornire tutte le risorse finanziarie necessarie per superare la crisi.

Un altro canale che state battendo e’ quello delle sinergie con le altre divisioni della banca, a partire da Imi corporate & investment banking. L’obiettivo e’ diversificare le fonti di finanziamento delle pmi?

Certamente. Con il responsabile della divisione Imi corporate & investment banking Mauro Micillo e la sua struttura abbiamo lavorato intensamente su questo progetto, soprattutto nell’ambito dell’ultimo piano di impresa. Il risultato e’ stato il lancio di una struttura end to end finalizzata ad assistere le pmi di Banca dei Territori, un unicum nel mercato italiano. L’obiettivo e’ quello di avvicinare le pmi a una gamma piu’ ampia di strumenti finanziari da affiancare al credito bancario tradizionale. Un cambiamento verso il quale molti imprenditori oggi sono assai ricettivi. Devo dire che il progetto sta procedendo benissimo e sono convinto che ci dara’ grandi soddisfazioni.

Pur in un periodo di forti cambiamenti nel mondo del credito, la divisione che guida continua a chiamarsi Banca dei Territori. In un mercato in cui la presenza di fintech e challenger bank si va consolidando, come si declina oggi questa vostra vocazione territoriale?

Parlando di innovazione non bisogna cadere in facili equivoci. Fare banca richiede ancora una forte componente di artigianalita’, soprattutto nell’ambito del rapporto con le piccole e medie imprese. Ma essere banca del territorio oggi non significa essere piccoli o locali, bensi’ saper offrire soluzioni costruite su misura che possono prendere forma soltanto con la vicinanza e la relazione. Questa e’ la storia di Intesa Sanpaolo e questo ci ha permesso di traghettare la nostra clientela fuori dalla crisi pandemica, sfruttando anche tutti gli strumenti che le nuove tecnologie ci hanno messo a disposizione.

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