Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera si sofferma su ‘un’idea più forte d’Europa’: “Da anni – scrive l’editorialista – l’Europa non riesce a fare alcun passo avanti decisivo per diventare un vero soggetto politico. Cioè capace di avere una politica estera comune e quindi di cercare di contare qualcosa nell’arena mondiale. Il che a sua volta implicherebbe, naturalmente, avere anche un apparato militare comune, obbediente ad un unico comando nonché dotato di un armamento eguale per tutti i contingenti, magari fornito da un unico produttore.
Ma l’Unione europea da questo orecchio non ci sente. I governanti dei vari Paesi membri non intendono fare il passo necessario per costruire una politica estera e militare comune, e cioè rinunciare a una parte cruciale della sovranità nazionale di cui essi sono i titolari. Il fatto decisivo è che dietro un tale rifiuto c’è una ragione che ogni democratico non può non tenere nella massima considerazione: e cioè che la maggioranza dei loro elettori non lo vuole. Vale a dire che la grande maggioranza dei cittadini dei Paesi europei non si sente affatto «europea».
Dall’uscita di scena di coloro che avevano vissuto la temperie europea della guerra e del dopoguerra nei Paesi guida del continente– sottolinea Galli Della Loggia – non è più arrivato ai vertici del potere nessun leader capace di misurarsi con la politica nell’accezione forte del termine, con la politica che mira a cambiare le cose, a far nascere il nuovo. Dopo di allora la costruzione europea è progressivamente caduta nelle mani delle burocrazie, si è invischiata nella peste dei «competenti», delle commissioni, dei contabili del deficit e dello «sforamento». Si è preoccupata solo di distribuire soldi. Cullandosi nell’illusione che la formula pretenziosa dello «spazio di libertà, di giustizia e di pace» con cui da un certo punto in poi la Ue ha cominciato a definirsi potesse costituire un effettivo richiamo ideale, il principio di appartenenza ad una patria.
Ma da che mondo è mondo una banca o un tribunale non hanno mai costituito un principio di cittadinanza. Ben altro che il Pnrr ci vuole per convincere qualcuno a non dirsi più ceco o spagnolo ma europeo. L’Ue insomma – conclude – ha mancato a quello che avrebbe dovuto essere invece il suo primo compito: fare gli europei”.
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