Lo Statuto dei lavoratori venne pensato, elaborato, scritto per la tutela degli operai e degli impiegati nella grande fabbrica. Gli operai ci sono ancora ma sono sempre di meno, e sempre di più, invece, sono i lavoratori precari, fragili, instabili che il vecchio Statuto non riesce a tutelare.
Da qui quello che Maurizio LANDINI, segretario generale della Cgil, definisce – in una intervista a Repubblica – il “limite” (“ma rigorosamente tra virgolette”) della legge del 20 maggio 1970. “Si sono abbassate le tutele e in alcuni casi addirittura tolte, come con la manomissione dell’articolo 18. Va arrestata questa deriva, bisogna estendere i diritti a tutte le persone che lavorano”, spiega, “serve un Nuovo Statuto che garantisca tutti coloro che ricevono un salario per il lavoro che svolgono, indipendentemente dalla tipologia del rapporto di lavoro. I diritti fondamentali devono riguardare tutti: chi ha un contratto stabile, chi un contratto a tempo, chi lavora come partita Iva, tutti. La Cgil ha presentato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare con oltre un milione e mezzo di firme di cittadini proprio per riconoscere a tutti gli stessi diritti, fino ad arrivare a una legge sulla rappresentanza sindacale”.
E sullo smart working precisa: “Continuo a pensare che i luoghi fisici del lavoro conviveranno con il lavoro svolto a distanza. Dobbiamo pensare alla flessibilità organizzativa: si andrà al lavoro, ma si resterà anche a casa. Serve una rimodulazione e una riduzione degli orari. Pensi solo alla condizione delle donne sulle quali continuano a scaricarsi le difficoltà di conciliare i tempi del lavoro con quelli della vita. Al di là delle dichiarazioni di principio la realtà è che le donne guadagnano di meno e fanno più fatica nell’ascesa professionale”
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