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Pietro Serino (capo di Stato Maggiore esercito): «Oggi la guerra è si combatte con l’informatica»

Oggi la guerra è si combatte con l’informatica. Lo afferma il generale Pietro Serino, Capo di Stato Maggiore dell’esercito, raccontando come poche settimane fa durante un’esercitazione «i nostri tecnici hanno paralizzato un’autoblindo Centauro senza sparare un colpo: con un virus informatico hanno bloccato il computer che controlla il motore. Usare il cyber per conseguire “effetti inabilitanti” ci può permettere di ottenere gli stessi risultati senza impiegare strumenti letali».

«Questo porterà a rivedere completamente il modo di condurre le operazioni: la componente cyber avrà una crescita esponenziale», dice in un’intervista a La Repubblica. «I soldati oggi hanno un’età media molto alta, e per questo «vogliamo cambiare i criteri di reclutamento» sottolinea «il disegno di legge preparato dal mio predecessore, il generale Salvatore Farina, elimina la figura dei volontari arruolati per un solo anno: la ferma minima sarà di tre anni, rinnovabili per altri tre».

«Con un periodo di servizio lungo potremo investire nella formazione. E più il personale è specializzato, più sarà facile l’inserimento nel mondo del lavoro una volta lasciato l’Esercito». Serino pensa «a un incremento mirato perché abbiamo bisogno di professionalità specifiche. Anzitutto medici, infermieri e tecnici di laboratorio. Poi ingegneri e informatici per rispondere all’esigenza cyber». L’esercito dispone «di scuole di alto livello con la possibilità di fare crescere i giovani attraverso l’attività operatività».

Non ne servirà un numero altissimo, «qualche migliaio. Altro personale sarà recuperato con il calo dell’impegno nell’operazione Strade Sicure, che è nata come risposta all’escalation di attentati. Le linee guida del ministro hanno permesso di ridurre mille militari nel 2021 e altri mille sono previsti per il prossimo anno».

Secondo il generale «l’ammodernamento delle forze corazzate» è comunque «un’esigenza, ma anche un’opportunità per l’intero Paese. È l’occasione per soddisfare l’ambizione dell’esercito ad avere un interlocutore forte nel settore dell’industria, come lo è Fincantieri per la Marina, che diventi il nostro referente». Sono stati previsti «fondi per 2 miliardi», ma secondo Serino, dobbiamo trovare le modalità perché l’industria italiana partecipi da protagonista» al processo di rinnovamento del comparto Difesa.    

Per quanto riguarda, invece, il fronte Covid, Serino spiega che la principale lezione che l’esercito ha tratto «è che siamo riusciti a reagire bene perché siamo addestrati al combattimento». La capacità di operare «anche quando noi stessi siamo sotto minaccia penso ci distingua dalle altre strutture.  Mantenersi preparati all’eventualità di un conflitto è l’essenza della nostra professione e ci mette in condizione di essere utili al Paese in ogni situazione». 

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