Nel 2024 secondo le stime dell’Ispra le emissioni di CO2 del sistema italiano scendono del 3,2% rispetto all’anno precedente.
La riduzione, dopo le turbolenze degli anni post Covid, è frutto anche di modifiche strutturali, ed è in ogni caso pari alla metà di quello che sarebbe stato necessario per mantenerci lungo la traiettoria dell’obiettivo del -55% per il 2030.
Ci si sarebbe potuti aspettare di più, considerando i fattori specifici che hanno guidato le dinamiche di riduzione dell’ultimo anno.
La chiusura delle centrali a carbone spiega infatti già da sola 2,7 punti della riduzione, i rimanenti 0,5 punti si spiegano con il clima più caldo all’inizio del 2024, con la riduzione dell’attività produttiva dei settori più energy intensive e solo in misura modesta con interventi di efficienza energetica.
In continua crescita sono risultate invece ancora le emissioni del settore dei trasporti (più 1,7% sul 2023), superando del 4% le emissioni del 2019.
Oramai il settore di produzione di energia che ha prioritariamente concorso alla decarbonizzazione, e dovrà continuare a farlo aumentando la quota di rinnovabili, ha ridotto negli ultimi cinque anni il proprio contributo alle emissioni dal 24% al 18,5% circa, mentre quello dei trasporti, che rappresenta il 30% del totale delle emissioni, è andato in controtendenza.
È urgente spingere per la sua trasformazione e non solo per rispettare le traiettorie di riduzione cui ci siamo impegnati.








