Secondo le parole di Maurizio Cafagno, professore di Diritto Amministrativo presso l’Università dell’Insubria, la burocrazia difensiva nasce dalla minaccia di essere condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale e dalla possibilità di incorrere nel reato di abuso di ufficio.
In questi due pericoli risiede la paura della firma da parte di molti funzionari pubblici, i quali non prendono decisioni perché temono di incappare in una delle due conseguenze.
«Una ricerca sul campo di Forum PA di qualche tempo fa ha concluso che più dei tre quarti dei funzionari pubblici ritengono che il fenomeno della paura di decidere si sia aggravato».
I tentativi di limitare i casi di abuso d’ufficio e di danno erariale dei passati governi sono sostanzialmente falliti, perché nell’interpretazione delle norme è prevalsa una lettura estensiva. «Per esempio, anche dopo aver ristretto i casi di danno erariale al dolo e alla colpa grave, quest’ultima ha finito per inglobare casi che non sono gravi. Una strada potrebbe essere prevedere la condanna solo in caso di dolo».
Anche rispetto all’abuso d’ufficio la situazione non è differente: «È aumentata la discrezionalità dei giudici, e ora si rischia l’illecito penale anche quando si violano semplici linee guida, direttive, indicazioni che non sono neppure atti regolamentari. Bisognerebbe restringerlo ai soli casi di violazione delle norme primarie».
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