La quota di Cdp non è in vendita. Se di scalata ad Autostrade si parla, è più probabile invece che i piani e un eventuale coinvolgimento della Fininc della famiglia piemontese Dogliani in Aspi passi attraverso la costruzione di un gruppo di investitori italiani che, fra soggetti istituzionali e imprenditori nazionali, rilevi in futuro la quota dei fondi. L’amministratore delegato della Cassa, Dario Scannapieco, ha chiuso la porta alle mire della conglomerata di Cuneo sulla concessionaria rilevata soltanto a maggio dello scorso anno dall’ex Atlantia dei Benetton.
MF-Milano Finanza scrive che «la rete autostradale è un asset sul quale stiamo rilanciando in maniera molto consistente le manutenzioni e lo sviluppo», ha spiegato il numero uno della controllata del Tesoro, premettendo però di non voler commentare eventuali progetti specifici di privatizzazione di Autostrade. Cdp ha in portafoglio l’88,06% di Aspi attraverso il veicolo Hra che ha nell’azionariato anche i fondi infrastrutturali Blackstone e Macquarie, coinvestitori con il 24,5% a testa. La Cassa, tramite Cdp Equity, possiede il 51%, una quota che non è in vendita.
Scannapieco lo ha detto chiaramente. «Per quanto riguarda la parte di Cdp la vediamo come un investimento di lungo termine che è nella natura stessa della Cassa», ha tagliato corto infatti l’ex banchiere della Bei. A inizio ottobre, erano circolate indiscrezioni su una scalata ad Aspi allo studio della famiglia Dogliani, già titolare di concessioni autostradali in Piemonte, Veneto e al Sud. L’operazione sarebbe in cordata con altri imprenditori e appoggiata da un grande fondo internazionale per cui si è fatto il nome di Cvc o Permira, entrambi dotati di una divisione infrastrutture.
L’offerta della Fininc del presidente Matterino Dogliani, salutata inizialmente con favore dal ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini, si aggirerebbe sui 20 miliardi di euro, comprensivi di circa 11,8 miliardi di debiti, di cui otto netti, impegno che richiederebbe anche il supporto bancario individuato, sempre secondo i rumors, in Banco Santander. Nei mesi scorsi, Cdp ha scritto a Blackstone e a Macquarie per rivedere lo statuto e limitare la politica dei dividendi in vista del piano investimenti (e le manutenzioni) da 21,5 miliardi per gli anni a venire su cui sta impattando il caro-commodity e il conseguente rialzo dei costi.
Secondo Scannapieco, inoltre, la revisione delle regole societarie si rende anche necessario visto il regime di concessione pubblica in cui Aspi opera e che dunque la obbliga a osservare gli impegni di investimento-manutenzioni “in un ampio orizzonte temporale”. Come raccontato da questo giornale, i fondi si sono opposti a questa proposta. È in questo contesto dunque che, secondo alcune fonti vicine al dossier, potrebbero inserirsi le mire di Fininc, puntando piuttosto alle quote di Macquarie e Blackstone, su cui però ci sono un lock-up di cinque anni e piani di ritorno dall’investimento che devono quadrare. Il 49% di Hra verrebbe valutato almeno sei miliardi.
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