Le resse nelle città diventate zona gialla sono una sconfitta, ora serve il pugno duro. Lo afferma la Sottosegretaria alla Sanità, Sandra Zampa, intervistata da Niccolò Carratelli per La Stampa. Non si rischia di abbassare troppo la guardia in un momento cruciale, prima della campagna di vaccinazione? «Di certo i sindaci e gli amministratori locali devono esercitare un fortissimo controllo del territorio, anche istituendo tavoli specifici presso le prefetture. Non deve passare il messaggio che si possano violare i divieti senza conseguenze. D’altra parte, se ci atteniamo ai criteri scelti, non possiamo prolungare le chiusure, dobbiamo tenere conto anche delle conseguenze sociali ed economiche».
Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, la pensa diversamente e insiste per un’Italia zona rossa… «Ovviamente sarebbe una soluzione più facile e di sicura efficacia nel contenimento del virus, ma si deve mettere il Paese in condizione di sopravvivere. E poi abbiamo affidato a una cabina di regia il monitoraggio e l’elaborazione dei dati, ci sono parametri e algoritmi specifici: una volta definiti i criteri bisogna essere coerenti e rispettarli».
Ci sono state polemiche da parte dei ristoratori, che speravano di tornare in giallo ieri e non oggi. Perché stavolta il cambio di colore di lunedì? «Dispiace per chi ha dovuto annullare le prenotazioni o aveva già fatto la spesa, ma è una protesta che non ha senso: bastava verificare la scadenza dell’ordinanza precedente, che era ieri. Quindi è ovvio che la nuova parta da oggi. Magari cittadini ed esercenti non sono tenuti a leggere nel dettaglio i provvedimenti, gli amministratori delle Regioni sì».
Si torna in giallo, ma la campagna vaccinale di massa sembra ancora lontana: siamo in ritardo nel proteggere i più anziani, è preoccupata? «In questa fase dobbiamo fare con quello che abbiamo, aspettiamo 5 milioni di dosi nel mese di febbraio, l’obiettivo deve essere la riduzione della mortalità. Quindi la priorità va data agli anziani over 80, ai malati cronici e a tutte le categorie fragili. Poi, ovviamente, bisogna completare la vaccinazione dei medici, compresi quelli di base, e garantire a tutti il richiamo».
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