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Matteo Salvini (leader Lega): «Mps: realtà sana, occorre riflettere prima di farle chiudere i battenti»

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Mps è una realtà sana: prima di lasciar chiudere i battenti alla banca più antica del mondo occorre riflettere. Questa la posizione di Matteo Salvini, leader e segretario della Lega, che sembra insolitamente in accordo con il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, su questo punto.

Quanto sia difficile risanare e salvare il Monte dei Paschi di Siena lo dimostra una convergenza di opinioni che si è registrata all’ultimo Forum Ambrosetti a Cernobbio. Così Milano Finanza ha chiesto a Matteo Salvini, che ha proposto di organizzare attorno al Monte un terzo polo bancario, di spiegare nell’intervista che segue come pensa di farlo.

Dopo si potrà aprire un dibattito aperto anche alle altre forze politiche, a cominciare magari proprio dal capo del Pd, su un tema caldissimo e cruciale per la ripresa post Covid dell’economia italiana: il credito e le sue connessioni fondamentali con le imprese e le famiglie.

Segretario Salvini, a Cernobbio ha spiegato di essere contrario ora ad una vendita di Mps a UniCredit. Perché?

«Sarebbe davvero triste se una banca nata nel 1472 fosse costretta a chiudere i battenti, tanto più nel momento in cui i conti sono tornati in sicurezza, dopo una cura dolorosa e costosa. Oggi MPS è tornata a essere una realtà sana, dopo i disastri causati dal Pd, radicata sul territorio con 21.000 lavoratori e 1400 sportelli, punto di riferimento per migliaia di risparmiatori e imprese. Prima di prendere decisioni avventate, occorre riflettere molto, molto attentamente».

Lei ha detto che il Monte potrebbe essere il perno su cui costruire un terzo polo bancario dopo Intesa e UniCredit. Non è troppo indebitato per farlo con le sue forze?

«La politica deve guardare avanti con una visione di sistema, soprattutto quando le decisioni riguardano il nostro sistema creditizio, fondamentale per le piccole e medie imprese, motore dello sviluppo del Paese. Le risorse pubbliche, sacrosante, che sono state spese per salvare MPS non vanno intese come una sorta di ammortizzatore sociale mascherato, ma come un investimento per il futuro, per creare un polo bancario a forte vocazione territoriale, con l’aggregazione degli asset sani di altri istituti come Carige, Banca Popolare di Bari, Bper. Questa operazione costerebbe allo Stato molto meno della cessione di MPS a Unicredit e darebbe vita a un polo bancario dedicato all’economia reale».

Il Movimento Cinquestelle, con cui in questo momento siete tornati a governare, propende più per una creazione di una banca pubblica, cosa pensa di questa proposta?

«Guardiamo a questa ipotesi senza pregiudizi e soprattutto senza sottostare alle pressioni dell’Europa che spinge per la privatizzazione in tempi brevi. Sono pressioni illogiche e forse anche un po’ interessate, considerando ad esempio che la Germania, nostro principale concorrente, ha un sistema creditizio basato su tre pilastri: banche private, cooperative, e pubbliche. Il terzo pilastro, quello pubblico, da noi sostanzialmente manca, e il secondo, quello cooperativo, è stato indebolito dalle riforme del PD. Contiamo sulla competenza e la serietà di un uomo come Mario Draghi per armonizzare il sistema Paese alle migliori pratiche europee».

Cosa dovrebbe fare il Tesoro, se andasse in porto l’operazione Mps-Unicredit: restare nell’azionariato e con che quota?    

«Io mi auguro che non si avveri questo scenario in cui lo Stato, dopo aver sostenuto uno sforzo rilevante per salvare migliaia di risparmiatori, si appresterebbe a cedere un istituto nel momento in cui i bilanci sono tornati in ordine».

Perché? 

«Dopo aver socializzato le perdite si privatizzerebbero i profitti con una soluzione “spezzatino” che lascerebbe 6000 persone senza lavoro, oltre alla chiusura di più di due terzi degli sportelli. Tutto questo senza considerare gli ulteriori costi per l’erario, che potenzialmente supererebbero i 5 miliardi di euro, fra crediti fiscali e garanzie richieste dall’acquirente, e sui quali sarebbe opportuno un vaglio parlamentare e sarà probabilmente necessario un passaggio legislativo».

Borsa spa è stata riacquistata dall’Italia attraverso una cordata Cdp-Intesa ma adesso Euronext sta mettendo un po’ ai margini la componente italiana, prevedendo addirittura dei tagli a Milano. Che giudizio da’ di questa operazione?

«La Lega da inizio legislatura sta mettendo in guardia rispetto i rischi per l’autonomia di borsa italiana nell’ambito della nuova integrazione. I lettori di MF-Milano Finanza ben sanno quanto e con quali misure ci stiamo spendendo in tal senso».

«L’indipendenza operativa di Borsa, che esprime il 56% dei ricavi nel nuovo gruppo, è fondamentale per la crescita delle nostre imprese e per preservarla serve non solo che la governance sia composta da donne e uomini di qualità, ma anche che le associazioni di categoria vengano coinvolte nel advisory board al fine di vigilare che le decisioni vengano prese a favore del mercato e dell’economia reale».

«Si pensi ad esempio alla salvaguardia degli investimenti dei Pir. Per quanto riguarda il Mts (Mercato telematico dei titoli di stato, ndr) lo stesso Copasir aveva sottolineato il possibile rischio di un passaggio sotto controllo estero dell’infrastruttura che gestisce il debito pubblico. Ora si parla anche di 200 esuberi previsti nel piano industriale e mai smentiti».

Che fare quindi?   

«Sia chiaro, non ho nulla contro Euronext e non giudico le scelte di mercato, ma penso che il ministro Gualtieri avrebbe dovuto fissare dei punti cardine basati su una visione a medio-lungo termine del nostro mercato dei capitali a monte della ricerca di possibili partner: mi sembra un chiaro esempio della mancanza di visione strategica del Governo Conte bis».

«Per fortuna la scadenza elettorale su Milano ha acceso un faro e richiamato l’attenzione delle altre forze politiche. Speriamo che ci si unisca per difendere l’interesse del Paese in un campo cruciale per lo sviluppo dell’economia».

Si avvicina il momento della manovra, della delega fiscale e della revisione di quota 100 e del reddito di cittadinanza: che proposte farà la Lega al premier Draghi?    

«Che il reddito di cittadinanza stia funzionando male è un dato di fatto. Non solo si presta a ogni genere di abuso ed espediente da parte di chi non avrebbe alcun diritto a percepirlo, ma soprattutto ha causato un gravissimo danno culturale ed economico al nostro Paese. Culturale, perché svilisce la dignità del lavoro, che è realizzazione di sé prima che mera fonte di reddito. Economico, perché di fatto ha disincentivato l’ingresso nel mondo del lavoro di moltissime persone, specie nel settore turistico che pure è tra i più bisognosi di un rilancio dopo la pandemia». 

Cosa propone invece per le pensioni?   

«Quanto a “quota 100” vale l’esatto contrario: la misura si è dimostrata pienamente sostenibile e ha risolto il problema della cosiddetta flessibilità in uscita, restituendo a centinaia di migliaia di italiani il diritto al riposo dopo quarant’anni di fabbrica, di cantiere, di scuola».

«La proposta della Lega, per evitare il problema ricorrente del cosiddetto “scalone”, è depositata alla Camera e prevede il mantenimento di Quota 100 per i lavori usuranti e il passaggio a quota 41 per tutti gli altri, in analogia alle richieste provenienti dal mondo sindacale».

«Si potrebbe anche pensare a una proroga per un anno dell’attuale regime, nell’attesa di una riforma di sistema più condivisa e meditata, da realizzare in armonia con quella del sistema fiscale. Su questa le Commissioni parlamentari hanno fatto un buon lavoro di condivisione».    

Il Fisco, appunto, possibile nuovo terreno di scontro con il centrosinistra. Quali sono le vostre idee?   

«La Lega ha visto accolte alcune sue proposte già depositate in Parlamento, dall’abolizione dell’Irap a quella delle microtasse, e sorveglierà che venga mantenuto l’impegno preso dal presidente Draghi in sede di consultazioni a non inasprire la pressione fiscale, evitando in particolare imposte patrimoniali».

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