Sabino Cassese sul Corriere della Sera cerca di fare luce su quali siano oggi i soggetti a favore dello status quo, che bloccano ogni tentativo di riforma e semplificazione, paralizzando di fatto il Paese.
«Elencare i titolari del potere di interdizione, oggi, in Italia, sarebbe lungo» scrive Cassese. «Ne fanno parte tra gli altri i sindacati; il potere giudiziario; la Corte dei conti, che scambia il ruolo di guardiano della legalità con quello di guardiano delle proprie prerogative; l’Autorità anticorruzione, che ingigantisce il pericolo della corruzione per allargare ambito e intensità della propria azione».
«Queste potenti forze della conservazione, in particolare quelle pubbliche, operano con metodi comuni. Crescono per addizioni successive, incrementali, espandendosi. Rifuggono dai compiti generali, sono interessate agli interventi decisione per decisione, in sostanza a cogestire, in funzione del “self-aggrandizement”».
«Un esempio è la Corte dei conti. Quest’organo avrebbe un compito principale, quello di agire come “occhio del Parlamento” nella gestione dello Stato e degli enti da esso finanziati. Ma le principali risorse della Corte sono dedicate al controllo preventivo atto per atto e all’attività giurisdizionale. Mentre l’Autorità anticorruzione ha un compito che poteva esser svolto dalla stessa Corte dei conti e dai giudici penali».
«I paradossi di questa situazione sono tre. Il primo è che negli ordinamenti moderni l’azione di contrappesi sarebbe utile, ma a condizione che essi non agiscano da freno o impedimento, come nel nostro caso. Il secondo è che quelle forze che ora operano in funzione conservatrice hanno in passato svolto un ruolo ben diverso. Il terzo – conclude Cassese – è che la storia avrebbe potuto essere diversa: l’Autorità anticorruzione, invece di aspirare a fare l’angelo custode, avrebbe potuto aiutare le amministrazioni a gestire meglio, così evitando la “maladministration”».
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