Le aziende «hanno il dovere di contribuire al benessere comune, perché questa è la base di ogni democrazia». Lo afferma il presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, in un’intervista al Sole 24 Ore, in merito alla tassazione degli extraprofitti delle banche. «E immagino che il governo abbia voluto dire: state guadagnando molto di più, date un po’ di più al Paese».
Rustichelli ha osservato che «dal rapporto redatto dalla Fabi emerge che a marzo di quest’anno sui conti correnti vi è (al netto dei depositi vincolati e dei pronti contro termine) liquidità a vista pari a 1.368 miliardi delle famiglie, delle imprese, delle onlus e degli enti previdenziali. Questa liquidità a vista a giugno era remunerata, secondo l’Abi, a un tasso medio dello 0,32%, mentre, al contempo, oggi alle banche viene riconosciuto sui loro depositi a vista dalla Bce un tasso del 3,75%. Questa situazione non sia conforme all’articolo 47 della Costituzione, il quale prevede che la Repubblica incoraggi e tuteli il risparmio».
La proposta di Rustichelli
Secondo il presidente dell’Antitrust «se le banche restituissero ai loro depositanti il 40% del tasso (3,75%) che la Bce riconosce loro, quindi l’1,50%, questo si tramuterebbe in uno spread dell’1,10% rispetto al tasso medio di interesse attualmente riconosciuto ai correntisti, che applicato ai 1.368 miliardi di depositi a vista, porta 15 miliardi di nuovi interessi. Tutto questo si tradurrebbe in una importante iniezione di liquidità. Ma anche lo Stato avrebbe il suo tornaconto: applicando ai 15 miliardi il 26% di tassazione, si arriverebbe a circa 4 miliardi di nuove entrate. A consumatori, imprese, onlus, enti previdenziali resterebbero quasi 11 miliardi». Rustichelli precisa che «si tratterebbe di una misura necessariamente temporanea (ad esempio un anno o, quantomeno, fino a quando i tassi rimarranno alti). E il 40% dovrebbe essere un floor minimo su cui gli istituti di credito potrebbero continuare a farsi concorrenza al rialzo».
Inflazione scattata come molla, gravissimi errori banche centrali
«Non riscontriamo abusi di mercato, legati a una dominanza, o cartelli, anche se possono esserci singoli casi di chi approfitta del contesto. In realtà è successo che dopo tanti anni di compressione dei prezzi, con l’innalzamento del costo dell’energia, si è generato un prevedibile effetto a catena sui costi di produzione, sui trasporti e a cascata su altri settori. Dobbiamo comunque riflettere su un aspetto: la concorrenza nel medio-lungo periodo può avere come conseguenza una riduzione dei prezzi, ma non è lo strumento per regolare l’inflazione».
«Il problema è un altro: la politica monetaria e i guasti che ha prodotto in questi anni», afferma Rustichelli, parlando di un «doppio gravissimo errore commesso dalle banche centrali. Prima si sono lasciati i tassi negativi o a zero con l’inflazione che era già al 5% a ottobre 2021 e poi si sono tenuti a zero quando il gas è schizzato a livelli record dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Muoversi solo a luglio del 2022 ha creato una situazione esplosiva, perché venivamo da otto-nove anni di tassi a zero. Si è creato l’effetto di una molla troppo a lungo compressa che è poi scattata in maniera repentina e ora occorrerà tempo per riportarla in posizione».
Carburanti, approfondimenti su raffinerie e prezzi autostrada
Sul mercato dei carburanti, spiega infine Rustichelli, «abbiamo condotto uno studio e, lasciando da parte le accise, forse qualche approfondimento si potrebbe fare sulla marginalità delle raffinerie, sull’andamento dei prezzi in autostrada e sulle royalties pagate dalle compagnie a Regioni e Stato per l’estrazione del petrolio, che sono in media più basse che in altri Paesi. Ma mi lasci dire una cosa: trovo vergognoso che esista un cartello tra Stati, che si chiama Opec, nei confronti del quale tuttora l’Europa è silente».
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