[L’intervento] Gabriele Fava (Corte dei Conti): «La connessione etica. Il ruolo della Chiesa nell’era digitale del lavoro»

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A partire dagli anni duemila l’avvento della digitalizzazione negli attuali contesti aziendali ha comportato notevoli cambiamenti in seno all’organizzazione del lavoro tale da segnare un netto superamento rispetto alle logiche produttive tipiche del passato.

L’introduzione di inediti strumenti digitali ha influito non solo sulle tradizionali modalità di resa della prestazione ma altresì sulle competenze ed abilità richieste ad ogni singolo lavoratore: il lavoratore 4.0 è maggiormente autosufficiente, focalizzato sul raggiungimento di obiettivi, titolare di competenze elevate, abituato a lavorare in team ed a condividere i risultati ottenuti con l’impresa.

È pertanto evidente come l’attuale mondo del lavoro richieda al lavoratore inedite skills che gli permettano di interfacciarsi con tecnologie all’avanguardia, notevolmente diverse rispetto al passato: se, da un lato, tale propensione al digitale può maggiormente riscontrarsi tra le nuove generazioni, nate e cresciute nell’era dominata dallo sviluppo del web e di dispositivi portatili, dall’altro lato, i lavoratori più anziani e con un differente background culturale difficilmente posseggono tali competenze, col rischio di rimanere esclusi dal mercato del lavoro.

Infatti, è noto ai più come il livello delle abilità connesse all’utilizzo di tecnologie digitali subisca una profonda decontrazione con l’avanzamento dell’età anagrafica della popolazione lavorativa: da tale circostanza emerge, pertanto, l’impellente necessità di percorsi mirati di formazione in grado di favorire l’alfabetizzazione informatica della componente più matura della forza lavoro.

Ma vi è di più: è necessario che tale processo di alfabetizzazione si accompagni, non solo a percorsi mirati in grado di favorire l’apprendimento di capacità pratiche ed operative relative all’utilizzo di nuovi strumenti digitali, ma, anche e soprattutto, a percorsi in grado di favorire un utilizzo appropriato e consapevole delle caratteristiche fondamentali di tali strumenti e delle loro potenzialità nonché di far comprendere appieno i cambiamenti socio-culturali che, inevitabilmente, si accompagnano al loro uso.

Da qui, la centralità della formazione anche per quei lavoratori, più giovani e maggiormente propensi a comprendere le logiche sottese al mondo del digitale, in grado di evitare il raggiungimento di un risultato non etico quale conseguenza dell’utilizzo di tali strumenti innovativi.

Ed è proprio con specifico riguardo all’etica connessa al mondo digitale che la Chiesa può assumere un ruolo centrale, orientando il percorso di alfabetizzazione informatica verso l’utilizzo, in termini etici appunto, dello strumento tecnologico.

In particolare, la Chiesa potrebbe svolgere un’attività di stimolo e di guida morale, sovraintendendo agli interventi svolti da tutti i soggetti coinvolti nel processo di digitalizzazione ed orientando la gestione di aspetti contingenti o di specifiche attività operative, anche nell’ambito di strategie volte all’applicazione di modelli esogeni e di soluzioni standardizzate.

Differenti sono le modalità per mezzo delle quali la Chiesa potrebbe assolvere a tale rilevante funzione; in primis, la Chiesa stessa potrebbe prendere atto delle innumerevoli opportunità che la tecnologia offre al fine di assolvere alla propria funzione di guida spirituale, sfruttando gli inediti strumenti digitali per interfacciarsi soprattutto con le nuove generazioni, a partire proprio dal luogo ove la stessa si connette con la gioventù, ovvero l’oratorio: si potrebbe parlare a tal proposito di un vero e proprio Oratorio 4.0 il quale, oltre a sfruttare la tecnologia per comunicare con i giovani e rendere maggiormente incisiva la propria capacità comunicativa, potrebbe altresì educare gli stessi ad un utilizzo etico dello strumento tecnologico al fine di favorire il loro inserimento nel mondo del lavoro.

In tal modo, la Chiesa sarebbe in grado di arricchire il percorso formativo delle nuove generazioni, fornendo alle stesse competenze di base al fine di garantire a tutti, sin dall’età adolescenziale, l’accesso all’opportunità digitale ed, anche e soprattutto, un utilizzo in termini positivi della stessa.

A ciò si aggiunga come la Chiesa potrebbe assolvere a tale compito anche attraverso l’attività degli istituti di istruzione scolastica cattolici, primi fra tutti quelli di grado universitario, i quali, attraverso l’organizzazione di corsi di formazione mirati in tal senso, potrebbero contribuire alla diffusione di un approccio responsabile nell’utilizzo delle nuove tecnologie.

Tale contributo volgerebbe a favore soprattutto di quei lavoratori, già entrati da anni nel mondo del lavoro e nel pieno dell’attività lavorativa, i quali necessitano di arricchirsi di nuove competenze al fine di rimanere competitivi all’interno del mercato del lavoro.

La Chiesa può altresì assumere un ruolo centrale con riferimento alla parte più anziana della forza lavoro, prossima al raggiungimento dell’età pensionabile e non abituata ad interfacciarsi con il mondo digitale, la quale, vuoi per il titolo di studio posseduto, vuoi per le condizioni fisiche nonché per la minore motivazione, inevitabilmente riscontra notevoli difficoltà di apprendimento in tal senso.

Al fine di favorire l’alfabetizzazione informatica di tale importante parte della popolazione lavorativa e, con essa, evitarne l’esclusione dal mondo del lavoro 4.0, la Chiesa potrebbe stimolare l’attenzione delle istituzioni, delle imprese, delle parti sociali, affinché questi ultimi si rendano disponibili a supportare percorsi di formazione continua nonché a favorire l’accesso a forme di sostegno alternativo al reddito col chiaro intento di diminuire gli impatti negativi sulla situazione lavorativa di coloro che posseggono un ridotto ambito di competenze digitali.

È evidente come per tali lavoratori la riqualificazione si renda necessaria alla luce del nuovo scenario digitale: da qui, la necessità del sostegno della Chiesa e degli istituti formativi in grado di implementare moduli ad hoc al fine di garantire la rapida messa a valore dell’attività di riqualificazione.

È evidente come, al fine di attuare modalità di intervento adeguate ed efficaci, non identificabili esaustivamente a priori, si renda necessaria una costante azione di monitoraggio dei cambiamenti che, inevitabilmente, continueranno a riguardare il mondo del lavoro nei prossimi anni; ciò che, in questa prima fase, si rivela essenziale è la piena consapevolezza della necessità di attribuire alla Chiesa un ruolo centrale.

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