In questo momento politico, secondo Romano Prodi, è difficilissimo fare previsioni, perché lo scontro è diventato anche personale e nessuno dei protagonisti sembra avere una strategia chiara. «Il punto vero, al di là di tutto, è il Recovery Fund», afferma in un’intervista a Il Messaggero. In passato, Prodi è stato critico sul Recovery Plan. Tuttavia, dichiara, «l’ultimo testo è molto migliorato», contiene finalmente «un piano organico e corrispondente a quello che vuole l’Europa», indica «i grandi capitoli di spesa e sposta risorse dagli incentivi agli investimenti».
Ora, però, bisogna tradurre «questo schema corretto nei progetti concreti da mettere in atto». L’importante, prosegue, «è dare subito vita a un organismo necessario per mettere in atto le decisioni. Con l’indicazione di un’autorità ben definita che si occupi dei progetti, specificandone tempi e modi di realizzazione» e che dialoghi con l’Ue. Prodi pensa a «una task force, presso la Presidenza del Consiglio, che costituisca il motore dell’esecuzione di tutti i progetti. Può naturalmente trattarsi del Cipe, adeguatamente rinforzato anche da alcuni consulenti esterni. Un organo che abbia l’autorità di coordinare l’attuazione dei progetti con i diversi ministeri e con le Regioni, dato il loro ruolo».
Secondo Prodi, siamo nella stessa situazione «di un grande terremoto» che «non colpisce i territori ma le categorie». In passato «si decidevano anche imposte straordinarie per le zone colpite dal sisma. Qualche sforzo particolare va chiesto anche adesso a chi lo può fare. E non sto parlando obbligatoriamente di una patrimoniale. Occorre un vero impegno di solidarietà».
In questo momento, continua, un governo di unità nazionale «non mi sembra una via perseguibile: le tensioni e gli insulti crescono sempre invece di calare». L’Italia «ha un compito di enorme importanza: la responsabilità della presidenza del G20». Perché il governo italiano «non fa appelli alle energie intellettuali del Paese, per riconnettersi con la società nazionale e per sfruttare al massimo questa occasione sul teatro globale?» Il governo «diventa grande, se pensa in grande. E se mette all’ordine del giorno il futuro».
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