«Un calendario di chiusure programmate potrebbe essere una strategia per uscirne fuori. Quindi non un lockdown isolato, fine a se stesso, ma due». È quanto chiede Rodolfo Saracci, padre dell’epidemiologia italiana, in un’intervista al Corriere della Sera nella quale decreta l’inefficacia della «navigazione a vista» basata sulla colorazione dell’Italia in giallo, arancione e rosso.
Saracci fissa le date del percorso di chiusure, ipotizzando un lockdown «tra marzo e aprile, di circa 4-5 settimane, e il secondo verso ottobre-novembre. In questo modo, mentre le vaccinazioni vanno avanti, speriamo più velocemente possibile, il virus potrebbe infine essere ricondotto verso una circolazione minima».
Saracci afferma inoltre che «un periodo di lockdown programmato sarebbe seguito da un periodo con restrizioni leggere di 20 settimane, fino ad agosto e settembre e, finché necessario, ulteriormente seguito da semestri che includono la stessa alternanza di settimane di chiusura e apertura. La gente lo sa e si organizza».
«Non penso a un calendario infinito – rassicura -. Immagino una cornice temporale di un anno. Nel frattempo, ripeto, si procede speditamente con le vaccinazioni che avranno l’effetto di ridurre comunque la gravità clinica della malattia e i ricoveri in ospedale e permetteranno di risparmiare tante vite umane. Ma da soli i vaccini non ce la faranno a eliminare il coronavirus. È improbabile a mio parere che il raggiungimento dell’immunità di gregge, col 70% della popolazione protetta, risolva tutti i problemi».








