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Eccellenza tecnologica al Policlinico Militare Celio, la microchirurgia oculare entra in una nuova dimensione

Il Policlinico Militare di Roma “Celio” segna una nuova tappa nel percorso di eccellenza tecnologica e clinica eseguendo per la prima volta un intervento di vitrectomia 25G per pucker maculare.

Lo racconta il quotidiano Il Messaggero.

Si tratta di un intervento microchirurgico all’occhio usato per trattare il pucker maculare, ovvero una sottile membrana fibrosa che può contrarsi e provocare una visione distorta, offuscata o la riduzione della vista.

Un intervento mai avvenuto prima d’ora nella struttura militare romana che ora compie un passo decisivo per la gestione dei traumi post bellici, allineandosi agli standard richiesti dalla NATO.

Un traguardo che testimonia l’impegno dell’Esercito nell’aggiornamento delle tecniche chirurgiche e nella cura della collettività, coniugando l’attività clinica ordinaria con la missione della medicina di guerra.

Non solo militari, ma anche civili possono essere curati nel polo sanitario diretto dal Maggior Generale Vincenzo Campagna.

Si tratta di un servizio innovativo perché, rispetto ad altri interventi, consente un minore traumatismo dei tessuti e non necessita di apposizione di punti di sutura sui siti di accesso sclerali.

L’altro vantaggio è che prima i pazienti con questi problemi dovevano essere trasferiti altrove.

Oggi invece possono essere trattati al “Celio”, presso l’Unità Operativa Semplice di Oculistica diretta dal Colonnello Antonio Laraia.

L’equipe chirurgica oltre a Laraia è composta dal Dottor Federico Di Tizio – Ospedale Sant’Andrea, dal Dottor Lorenzo Felli – Policlinico militare e dal Dottor Giuseppe Schinelli – Policlinico Militare.

Come struttura militare siamo i primi in Italia a fare questo tipo di operazione.

Un intervento per la collettività dato che vengono trattati sia militari che civili.

La capacità di operare sia in contesti di emergenza geopolitica sia nel supporto quotidiano alla sanità pubblica rende infatti il “Celio” un pilastro strategico per l’intero Paese”.

Interventi quotidiani, che durano da 30 minuti a un’ora, eseguiti dall’équipe del Policlinico.

Quattro chirurghi, tre infermieri strumentisti, un infermiere di reparto e un ortottista”, precisa il Generale, spiegando come funziona l’operazione.

Si accede al segmento posteriore dell’occhio attraverso microincisioni da 25 Gauge, l’unità di misura dell’ago, e con una fonte d’illuminazione interna si procede alla rimozione del corpo vitreo per raggiungere la superficie retinica e rimuovere la membrana che causa il “raggrinzimento” della superficie retinica”.

Un passaggio decisivo per la gestione del trauma oculare che è il secondo distretto più colpito nel trauma bellico dopo quello ortopedico.

Senza la chirurgia vitreoretinica il trauma esita certamente in cecità, prosegue Campagna, ribadendo come il Policlinico rappresenti “il centro nevralgico per il ricovero e la cura dei militari feriti durante le missioni internazionali all’estero ed è il principale ente dell’Esercito per la formazione e l’invio di personale sanitario specializzato negli ospedali da campo dei teatri operativi globali”.

Un pilastro che unisce tecnologie mediche d’avanguardia con una profonda integrazione nel sistema sanitario civile e universitario”, conclude Campagna.

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