Realtà
Da quando è stata varata la riforma per mettere ordine al caos di visite, esami e prestazioni, per i quali i cittadini sono condannati ad aspettare più giorni (o mesi) del dovuto, è stato evidente che c’è un disallineamento tra quanto indicato dalla legge e la realtà.
E lo dimostrano i dati presentati ieri dal Comando carabinieri per la tutela della Salute Nas.
Il bilancio dell’attività del 2025 non riguardava solo le liste d’attesa, ma è in quel settore che il generale Raffaele Covetti, comandante dei Carabinieri dei Nas, ha presentato alcuni dei numeri più preoccupanti: “Nel 2025 sono stati effettuati 1.930 controlli presso direzioni sanitarie, reparti specialistici e Cup (centro unico di prenotazione), che hanno portato a 9 arresti e 105 denunce per reati quali truffa, peculato, corruzione, concussione e frode nelle pubbliche forniture, nonché circa 474 segnalazioni all’autorità amministrativa”.
In sintesi, tra comportamenti con risvolti penali e violazioni amministrative, un controllo su quattro ha rilevato problemi.
Alcuni trucchi: l’attività libero-professionale intramuraria (più comunemente chiamata intramoenia, ossia le prestazioni che il medico della struttura pubblica offre a pagamento, come privato, all’interno dell’ospedale) era più del 50 per cento del totale.
La legge lo vieta: le prestazioni pubbliche devono essere maggiori di quelle a pagamento.
Inoltre, non di rado le agende sono risultate bloccate (il cittadino non poteva prenotare perché non c’era posto, ma è vietato dalla legge questo stop); addirittura c’era chi barava sui tempi di attesa reali (invece le asl dovrebbero rispettare alcuni limiti che, nei casi più gravi, devono dare appuntamento entro tre giorni).
Altri casi presentati nella conferenza stampa: “Svolgimento attività medica in strutture private nonostante il rapporto di esclusività (truffa, peculato); accessi strumentali al pronto soccorso per effettuare prestazioni a conoscenti ed eludere liste di attesa (truffa, peculato); accessi abusivi ai sistemi di prenotazione per modificare illecitamente le agende; prescrizioni plurime sul medesimo esame diagnostico con priorità diverse con congestione delle liste di attesa (falso ideologico); forzatura delle liste di attesa dietro corresponsione di somme di denaro (corruzione, concussione etc.); registrazioni fittizie di visite specialistiche per saturare le agende di prenotazione per avere i periodi estivi liberi (interruzione di pubblico servizio)”.
A Catanzaro i Nas hanno eseguito 7 misure cautelari “tra dirigenti medici ospedalieri che sistematicamente svolgevano attività intramoenia allargata in studi privati esterni”; a Parma arresti domiciliari di un medico che svolgeva visite private durante l’orario di lavoro istituzionale.
Schillaci: “Per migliorare la situazione le Regioni e i direttori generali controllino all’interno delle loro aziende che le leggi vengano rispettate. Abbiamo stanziato più risorse. Stiamo costruendo gli strumenti di controllo, ma la partita si gioca nei territori. Nelle corsie. Negli ambulatori. Si gioca lì dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle. Per questo continueremo a vigilare. A intervenire”.
Chiarezza
Altro richiamo alle Regioni: “La legge è chiara. Da oltre un anno dice esplicitamente che le prestazioni in intramoenia non devono superare quelle a carico del Servizio sanitario nazionale. E che il cittadino deve ricevere la prestazione anche ricorrendo all’intramoenia, ma pagando solo il ticket o nulla se esente. Cosa che a quanto pare, in tante realtà ancora non avviene”.
Un report del giorno prima della Fondazione Gimbe, però, ha puntato il dito anche su alcuni limiti dell’attuazione della legge sulle liste di attesa: mancano ancora due decreti attuativi e “i dati diffusi sono confusi, non dicono dove si inceppano esami e visite e non c’è nessuna fotografia Regione per Regione”.
Le operazioni
Botulino ospedali: Irregolare il 47%.
Sui gettonisti dello street food: 49 denunce.
La scorsa estate due donne sono morte in Sardegna dopo avere mangiato a una festa dedicata allo street food, in Calabria è deceduto un uomo che aveva preso un panino in un camion bar.
In entrambi i casi a causare la morte era stato il botulino.
I Nas hanno potenziato i controlli sullo street food e l’esito non è rassicurante: su 691 ispezioni il 47 per cento ha riscontrato irregolarità.
Chirurgia
Centri estetici, già 16 chiusure.
Nel 2025 ci sono stati almeno quattro morti per interventi nei centri estetici.
Per questo i Nas hanno aumentato le verifiche rilevando numerose problematiche.
Nel dettaglio: sono state effettuate 1.040 ispezioni, con 108 irregolarità.
“L’operazione” – hanno spiegato ancora i Nas – “ha portato alla chiusura di 16 strutture e sequestri per un valore di 5,9 milioni di euro”.








