La DBT italiana protagonista al Congresso Mondiale di Terapia Cognitivo-Comportamentale
Dal Carcere minorile di Nisida al più importante appuntamento internazionale dedicato alle terapie cognitivo-comportamentali. È il percorso che ha portato Rosetta Cappelluccio, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, a presentare il proprio lavoro all’11° World Congress of Cognitive and Behavioural Therapies (WCCBT 2026) di San Francisco.
La professionista opera da anni in contesti ad alta vulnerabilità sociale, coordinando programmi e gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT) rivolti ad adulti e adolescenti. È inoltre presidente della Fondazione I Figli degli Altri ETS.
Nel volume “Vite Costrette”, pubblicato da FrancoAngeli, propone una riflessione sul lavoro terapeutico con giovani ad alta vulnerabilità, ponendo al centro il concetto di riparazione, inteso non come assoluzione, ma come possibilità di costruire uno spazio tra colpa e responsabilità.
Il modello presentato al WCCBT 2026
Il 26 giugno 2026 Cappelluccio ha presentato il contributo scientifico dal titolo “Beyond Detention: Integrating DBT and Social Support in High-risk Urban Environments”, dedicato all’integrazione tra Dialectical Behavior Therapy e supporto della comunità nei contesti urbani ad alto rischio sociale.
Il modello illustrato propone un approccio clinico e sociale finalizzato a ridurre la recidiva minorile e a favorire percorsi di cambiamento nei giovani più vulnerabili.
«Dare voce agli adolescenti incontrati nei contesti di marginalità»
Nel raccontare l’esperienza vissuta al congresso internazionale, Cappelluccio ha sottolineato il valore umano e professionale di questo traguardo.
«Oggi ho avuto l’onore di presentare il mio lavoro al Congresso Mondiale di Terapia Cognitivo-Comportamentale (WCCBT2026) a San Francisco. Portare sul palcoscenico internazionale il contributo della DBT nei contesti ad alto rischio sociale rappresenta per me molto più di una presentazione scientifica: significa dare voce ai tanti adolescenti che ho incontrato negli anni nei contesti di marginalità, nelle scuole e nell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida.»
Ha quindi spiegato il significato del lavoro presentato.
«Nel mio intervento, “Beyond Detention: Integrating DBT and Social Support in High-risk Urban Environments”, ho presentato un modello clinico e sociale che integra Dialectical Behavior Therapy e supporto di comunità per ridurre la recidiva minorile e promuovere percorsi di cambiamento nei giovani più vulnerabili.»
La relazione come strumento di cambiamento
La psicoterapeuta ha ribadito la propria visione del lavoro clinico con gli adolescenti.
«Credo profondamente che dietro ogni comportamento problematico vi sia una storia che merita di essere ascoltata e che, anche nei contesti più complessi, la relazione, la regolazione emotiva e la costruzione di opportunità possano aprire nuove possibilità di vita.»
Infine ha rivolto un ringraziamento a quanti hanno contribuito al progetto.
«Un ringraziamento speciale a tutti i ragazzi, ai colleghi e alle istituzioni che hanno reso possibile questo percorso. Da Napoli a San Francisco, con la convinzione che nessun ragazzo debba essere definito dai propri errori.»
L’obiettivo: portare la prevenzione DBT nelle scuole italiane
Dopo l’esperienza internazionale, l’obiettivo dichiarato è quello di estendere il progetto di prevenzione DBT per bambini oltre i confini della Campania, promuovendone la diffusione nelle scuole di tutta Italia e sviluppando percorsi di formazione rivolti a insegnanti e psicologi.








