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Ritardi e incertezze della ZES Unica | L’analisi di Giuseppe Coco

Un comunicato del Ministro Fitto ha annunciato che lo Sportello della ZES Unica è attivo dal 1° marzo. E’ un sollievo sapere che lo sportello esiste, anche se va ricordato che arriva comunque con due mesi di ritardo, ma soprattutto che rimangono aperti alcuni problemi. Ci sono due decreti attuativi che devono ancora vedere la luce. Il primo deve adottare il Piano strategico della ZES, che dovrebbe pianificare i settori e gli interventi prioritari per le diverse aree del Mezzogiorno. Il Piano dovrebbe avere una validità triennale ma ricordiamo che il credito d’imposta ZES è finanziato solo per l’anno in corso (anzi fino a novembre). Il secondo decreto dovrebbe definire le modalità di accesso al credito d’imposta e consentire alla Agenzia delle Entrate di definire il modulo per la richiesta del credito.

Ci sono almeno due problemi con la mancanza di questi atti. Il primo è una questione di tempi. Il credito ZES dovrebbe stimolare grandi investimenti industriali (anche con investimenti immobiliari ancillari), fino a 100 milioni. Tuttavia, è quasi impossibile programmare un investimento industriale serio di queste dimensioni, ottenere l’autorizzazione e realizzare l’investimento entro novembre, considerando che lo Sportello ha aperto a marzo. E l’assenza di una modalità di fruizione del credito sicuramente aumenta l’incertezza per gli investitori.

Il secondo problema riguarda l’accesso al credito d’imposta. Non è chiaro se si ha diritto al credito d’imposta e alla procedura semplificata gestita dalla Struttura di Missione su tutto il territorio del Mezzogiorno, indipendentemente dalle previsioni future del Piano Strategico, oppure se questo e la Struttura di Missione possono discrezionalmente limitare l’uso a settori o territori (o a certi settori per certi territori). La norma sembrerebbe implicare un accesso automatico, come nel regime precedente. Ma effettivamente questa previsione aprirebbe la porta a problemi attuativi notevoli, considerando che la Struttura può adottare atti che sono equivalenti a varianti urbanistiche, e che una applicazione generalizzata in tutto il Mezzogiorno potrebbe essere ingestibile.

Forse per questo il Coordinatore della Struttura ZES ha inviato una lettera ai Comuni dell’area ZES (ovvero tutti i Comuni del Mezzogiorno) pochi giorni prima dell’apertura e scaricabile dal sito della Struttura, che adotta una interpretazione restrittiva. Nella lettera il Coordinatore avverte che, nelle more dell’adozione del Piano, saranno accettate le istanze delle aree precedentemente incluse nelle ZES regionali e nelle aree industriali (‘prevalentemente’). In tutti gli altri casi la competenza resterebbe del SUAP comunale senza autorizzazione unica. Francamente non è chiaro se questa indicazione sia tassativa o indicativa, nel qual caso sarebbe inutile soprattutto se indirizzata ai Comuni. E con che procedura le istanze sarebbero ‘smistate’ tra la Struttura e i Comuni sulla base di indicazioni così generiche non è chiaro.

Se la necessità di limitare l’accesso alla Struttura è comprensibile per la chiara impossibilità di gestire dal centro tutte le potenziali autorizzazioni che la norma consente, le modalità lasciano perplessi. Può una lettera del Coordinatore derogare alla Legge, ‘nelle more della definizione del Piano’, che doveva essere già pronto da due mesi? E può comunque farlo il Piano come si lascia intendere nella lettera?

A parte i ritardi, sembra che stiano venendo al pettine alcuni problemi di disegno della ZES Unica. Da un lato si è sottovalutata la difficoltà di gestire dal centro procedure che dovrebbero nelle intenzioni portare almeno 3 miliardi di investimenti (in più) nel Mezzogiorno in pochi mesi.

Sarebbe stato preferibile limitare esplicitamente nella Legge le autorizzazioni gestite dal centro agli investimenti sopra soglia, per i quali peraltro avrebbe anche più senso l’intervento della Presidenza del Consiglio. La Legge invece limita il credito d’imposta agli investimenti sopra 200mila euro, ma non l’autorizzazione unica. Ricorrere al Piano per limitare l’accesso non mi sembra appropriato. Da un lato si riduce l’automaticità e prevedibilità dell’incentivo, dall’altro la coerenza con la norma è a mio parere almeno dubbia. Inoltre, è difficile negare i vantaggi a un’impresa che voglia localizzarsi con un investimento importante nel settore che il Piano ritiene sbagliato in una regione.

Se questo fosse il caso la definizione del Piano, di cui non sappiamo niente salvo che c’è stata la prima riunione della Cabina di Regia a febbraio, potrebbe diventare un campo minato; un ulteriore fonte di conflittualità con le regioni rispetto alle numerose già aperte.

E’ importante che si affrontino subito queste incertezze che possono minare alla base la efficacia della ZES Unica perché per le imprese, quelle grandi in particolare, la cosa più importante è avere la certezza dell’interlocutore, della procedura e dell’esito, nella maniera meno discrezionale possibile. Una esigenza che una volta tanto si era riusciti ad affrontare nelle vecchie ZES.

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