È «realistica» l’eventualità di costruire una centrale nucleare entro il 2032 di cui ha parlato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. A sostenerlo è Marco Ricotti, docente di Ingegneria nucleare del Politecnico di Milano, coordinatore del gruppo di lavoro sugli Small Modular Reactors dell’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) nonché presidente di Cirten, il consorzio delle università “nucleari”.
Al momento sono due gli impianti con reattori di questo tipo al mondo: il primo in Russa è stato montato su una nave che da San Pietroburgo è stata spostata in Cukotka, dove c’è un importante sito minerario e «con difficoltà» si fa arrivare l’energia; quindi, dalla nave sono stati collegati cavi elettrici e un tubo vapore «che riscaldano e forniscono energia all’impianto e ai villaggi vicini». Un secondo, raffreddato a gas, funziona da due anni in Cina. E proprio la settimana scorsa i cinesi all’Aiea hanno annunciato che nel 2026 accenderanno un reattore ad acqua.
«Sono stati gli ultimi a partire» ha osservato Ricotti «e fra i primi ad arrivare. Hanno iniziato progetti Stati Uniti, Corea, Regno Unito, Argentina». I francesi di Edf «per un reattore ad acqua si sono dati il target del 2031». E quindi è non solo «realistico» ma «importante» avviare anche in Italia la costruzione. «Sul tema della provincia di Milano, credo che Salvini abbia estremizzato per far passare l’idea che potrebbe essere vicino a dei distretti industriali», quello che più potrebbero beneficiare dell’energia prodotta.
Inoltre, essendo più piccole delle altre centrali, questo tipo di impianti non ha bisogno di «una zona di evacuazione che oggi prevede 10-20 chilometri dai centri densamente abitati» ma potrebbe essere a cinque. «Nei mesi scorsi Edf ha stretto un accordo con Edison e Ansaldo per sviluppare il small modular reactor, il che indica che la Francia è interessata ad aprire il progetto alla collaborazione europea e l’Italia può dare in valido contributo.
«Se volesse, l’Italia» ha aggiunto «potrebbe giocare un ruolo da protagonista su molte tecnologie a iniziare dall’estensione della vita dei reattori, i reattori di nuova generazione, allo sviluppo di nuove tecnologie, ad esempio, con il raffreddamento a piombo liquido di cui l’Italia è leader alla fusione. Dico se volesse perché un conto è lasciare libero il mercato, ma la question è se il Paese vuole fare sistema, supportare e favorire le aziende, le utilities e le energivore», cioè chi consuma l’energia.
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