Riccardo Illy, imprenditore presidente della holding di famiglia Gruppo illy che controlla illycaffè, Dammann Freres (tè), Domori (cioccolato), Mastrojanni (vini) e partecipa Agrimontana (frutta conservata) e Grom (gelaterie) nonché primo Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia eletto direttamente dai cittadini, è intervenuto sul magazine digitale InPiù per parlare del rapporto tra Stato e Regioni.
“Da qualche settimana ricorrono le critiche alle Regioni per le carenze, e soprattutto le differenze, nella gestione delle vaccinazioni. Il recente cambio al vertice della Conferenza delle Regioni, passato dal Presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini a quello del Friuli Venezia Giulia Fedriga, ha ravvivato il dibattito. Va anzitutto osservato che il cambiamento da guida centro-sinistra a guida centro-destra rispecchia gli equilibri partitici fra Regioni, due terzi delle quali sono governate dal centro-destra.
Inoltre nei rapporti Stato-Regioni ha in genere prevalso l’aspetto istituzionale, in termini di dialettica sulle competenze fra le due istituzioni, rispetto a quello politico. Anche negli ultimi mesi, sulle spinose questioni della lotta al Covid-19, i Presidenti si sono trovati prevalentemente concordi nel sostenere le esigenze degli enti da loro rappresentati. Molti commentatori hanno invocato, per superare le disparità di gestione delle misure anti-covid, un ritorno al centralismo. Non solo Lea (livelli essenziali di assistenza) nazionali, ma anche un servizio sanitario gestito a livello centrale.
Personalmente dubito che una gestione della sanità a livello nazionale sarebbe più efficace ed efficiente; probabilmente qualità e costi si livellerebbero verso il peggio. Lo dimostra la gestione sanitaria in Calabria, che formalmente è a cura dello Stato a causa di precedenti inadempienze di quell’ente. Comunque ri-centralizzare significherebbe revocare alle Regioni, previa modifica costituzionale, la loro principale competenza. Senza la Salute il bilancio delle Regioni ordinarie si sgonfierebbe e la loro stessa ragione di esistere verrebbe meno.
Va ricordato che il paese più ricco al mondo (per reddito pro-capite) è anche quello più federale: la Svizzera. Allora semmai andrebbe ripreso il processo di rafforzamento delle competenze regionali realizzando per quelle più “meritevoli” l’autonomia differenziata prevista dalla Costituzione. I problemi sorti con la pandemia non sono tanto di natura istituzionale quanto, direbbero gli inglesi, di execution.
Che la competenza di gestione delle misure anti-pandemia fosse dello Stato era fuori dubbio; quello che è mancato è un insieme di direttive esecutive alle Regioni (competenti nella gestione) di quelle misure e, soprattutto, di controlli stringenti sul loro rispetto, con eventuali sanzioni per le inadempienti. Controlli che non si improvvisano in breve tempo ma che, a distanza di un anno dal primo lockdown, dovevano essere implementati. Anche perché sono necessari pure per verificare che le Regioni ottemperino quanto previsto dai Lea; ciò che oggi non avviene, alimentando un fiorente “turismo sanitario”.
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