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Raphael Schutz, ambasciatore Israele: “I due Stati non sono la soluzione magica, Israele è attaccata dall’Iran su tutti i fronti”

«La soluzione dei due Stati potrebbe essere un’idea legittima, il disarmo, la pace ovviamente sono obiettivi accettabili, anche nobili, se vogliamo, ma non corrispondono alla realtà che noi israeliani dobbiamo affrontare in questo momento: ci siamo trovati i terroristi nelle nostre case e adesso siamo impegnati in una guerra, ma non a Gaza, bensì su quattro fronti, una guerra orchestrata dall’Iran».

Intervistato da Giordano Stabile per La Stampa del 30 gennaio l’ambasciatore di Israele alla Santa Sede, Raphael Schutz, commenta «con grande attenzione e interesse» l’intervista con Papa Francesco sullo stesso quotidiano.

Ma, in un’ottica israeliana, l’idea di uno Stato palestinese appare sfumata, in lontananza, di fronte alla necessità di difendersi e ripristinare la sicurezza ai confini.

Ambasciatore, come risponde all’appello del Pontefice per una rapida soluzione del conflitto, appunto nel solco della soluzione “due popoli, due Stati”?

«Ci sono vari aspetti.

Il primo, tengo a sottolineare, è che non ci troviamo di fronte a un “conflitto a Gaza”.

Siamo di fronte a una guerra su almeno quattro fronti: Hamas a Gaza, al confine con il Libano con Hezbollah, con le milizie filoiraniane in Siria, nel Mar Rosso con gli Houthi.

L’Iran è la grande potenza dietro a tutti i conflitti.

Ci attacca attraverso le varie milizie manovrate dai Pasdaran.

Su questo piano è fuorviante vedere la nascita di uno Stato palestinese come la soluzione».

E poi?

«E poi, per quanto riguarda più da vicino i palestinesi, Hamas è il primo a non volere la soluzione a due Stati.

Lo ha ribadito anche di recente il leader Khaled Meshaal.

Hamas ha un’ideologia jihadista che punta alla cancellazione di Israele, questa è la realtà.

Vedere i “due popoli, due Stati” come una specie di bacchetta magica che risolve tutto in un colpo è quantomeno ingenuo, e di sicuro sbagliato».

Ma se Hamas venisse sconfitta, ci fosse un cambio nell’atteggiamento della leadership palestinese, sarebbe di nuovo una strada percorribile?

Il governo israeliano potrebbe accettarla?

«Devo essere molto schietto.

Non so risponderle in questo momento.

Israele è governata da un esecutivo di emergenza.

Al suo interno ci sono posizioni diverse sui due popoli, due Stati.

Alcuni sono contrari.

Altri sono d’accordo».

E per quanto riguarda l’opinione pubblica israeliana?

«Difficile dire.

Certo l’impatto del 7 ottobre è stato molto forte.

Noto una diminuzione del sostegno alla soluzione “due Stati”».

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