Nel post voto serve un patto contro l’instabilità. Lo chiede Raffaele Marmo che firma l’editoriale odierno sul Giorno: “Non sappiamo come finirà, ma una cosa possiamo dirla fin da ora: il risultato delle elezioni in corso, quale che sarà, darà il via a una nuova fase politica. E non solo perché siamo di fronte al primo vero voto-test chiave del dopo-pandemia, con tutto quello che una consultazione così «speciale» comporta, ma anche e soprattutto perché coincide con l’inizio di un periodo decisivo per i destini di leader e partiti, coalizioni e, in generale, per la scomposizione-ricomposizione degli assetti di potere del decennio. E, dunque, è del tutto fondato il rischio (da scongiurare) di una stagione ad altissima tensione che metta a repentaglio il governo Draghi e l’ordinato percorso di attuazione del Recovery Plan. Segnali di divaricazione dentro la maggioranza che sostiene l’esecutivo dell’ex numero uno della Bce non sono certo mancati anche nelle ultime settimane. Ma questo non è niente rispetto a quello che non solo dal leader leghista, ma anche da altri fronti (anche quelli fino a oggi insospettabili) potrà venire una volta decifrati gli umori degli italiani dalle urne di oggi: perché tanto i vincitori quanto gli sconfitti potranno avere interesse a dare vita, ciascuno con il suo stile, a una guerriglia senza esclusione di colpi, sgambetti, mosse a sorpresa, alleanze esplicite o sotterranee. Dentro e fuori i partiti. Basta dare un’occhiata al calendario politico-istituzionale per rendersene conto. Il terreno prossimo di contesa e posizionamento sarà la legge di Bilancio: in gioco i dossier caldissimi della riforma del catasto e del post-Quota 100, per citare i primi due. A inizi gennaio comincerà la madre di tutte le battaglie, quella per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica che resterà in carica fino al febbraio del 2029: è elevatissima la posta in gioco. Anche o principalmente dall’esito della partita Quirinale dipenderà la sorte della legislatura e con essa dell’eventuale riscrittura della legge elettorale in chiave proporzionale. Ma che si voti per le politiche nell’estate del 2022 o nella primavera del 2023 saremo entrati comunque nell’anno di una delle campagne elettori più dirimenti della storia italiana: coloro che vinceranno potranno avere in mano il destino del Paese, con il relativo potere, fino al 2027 o al 2028”.
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