Le proteste No Tav in Val di Susa sono una “anteprima di quello che succederà nelle piazze in autunno”. Lo sostiene il questore di Torino, Giuseppe De Matteis, che in un’intervista sulle pagine locali del quotidiano ‘La Repubblica’ parla di “cambio di strategia rispetto al passato: le azioni di guerriglia – spiega – sono provocazioni nei confronti della polizia, cercano l’incidente per creare consenso”.
La Valle di Susa, dunque, come osservatorio. “Le frange organizzate cercano di dare il peggio con azioni dal forte valore simbolico. Ci vedo un’arte della narrazione ben studiata”, spiega De Matteis, che cita il caso del presidio dei Mulini: “Quello è un terreno privato dato in comodato d’uso ai No Tav, non c’è nessuna occupazione, nessun tentativo di sgombero o di sequestro. La nostra scelta – sottolinea – è quella di non cedere alle provocazioni, intervenire solo in caso di aggressione fisica. Questo non vuol dire che non perseguiamo i reati: abbiamo denunciato cinque persone solo la notte scorsa, la Digos ne sta identificando decine”.
“La polizia non si schiera rispetto all’opera – conclude De Matteis – Avevamo il compito di garantire i lavori di ampliamento e tutto si e’ svolto nel rispetto dei tempi”.
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