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Pierluigi Paracchi, Ceo Genenta Science: “Le spese in più vanno in ricerca” | Lo scenario

Trovare una cura per tumori aggressivi usando le cellule staminali: è l’obiettivo di Genenta Science, unica società biotech italiana quotata al Nasdaq, nata nel 2014 come spin-off dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Genenta sta andando avanti nello sviluppo del Temferon, terapia cellulare per tumori cerebrali, e la ricerca richiede sempre più risorse: il bilancio 2023 della società depositato venerdì 29 marzo alla Sec ha registrato (usando i principi contabili Usa) una perdita di 11,6 milioni di euro che si confronta con gli 8,5 milioni del 2022 e i 5,5 milioni dell’anno prima.

Costi che il ceo Pierluigi Paracchi affronta convinto che la strada imboccata sia quella giusta.

Lo spiega in questa intervista a MF-Milano Finanza.

Paracchi, che cos’è Temferon e a che punto è lo sviluppo?

Temferon è la terapia cellulare in fase clinica per pazienti affetti da tumori cerebrali molto aggressivi (Glioblastoma).

Questi pazienti oggi hanno una aspettativa di vita media tra i 13 e i 15 mesi.

Non ci sono cure, se non palliative.

Al momento abbiamo già trattato 22 pazienti in dose escalation, cioè aumentando progressivamente la dose.

Ventidue pazienti non hanno ancora una significatività statistica ma abbiamo quasi raddoppiato la percentuale di pazienti che sopravvivono dopo due anni dalla diagnosi, dal 14% circa a oltre il 25%, e portato la sopravvivenza media a 17 mesi, tempo superiore alle terapie standard.

I dati sono convincenti e non abbiamo ancora i dati a lungo termine dei pazienti alle dosi più alte.

Ciò ci ha convito ad aprire una nuova sperimentazione su un’ulteriore indicazione tumorale entro fine anno, il tumore al rene metastatico.

Per il Glioblastoma prevediamo di iniziare la Fase 2 all’inizio del 2025.

Quali sono i costi?

Ora siamo in fase sperimentale, quindi non industriale, e i costi sono nell’ordine di 300-500 mila euro a paziente, interamente a carico di Genenta, compresi i ricoveri.

Il costo è così alto, come per tutte le terapie cellulari, poiché la terapia è personalizzata: parte dalle cellule staminali del paziente, le ingegnerizza e le rinfonde nel paziente.

Quindi più pazienti trattiamo, più risultati convincenti abbiamo e più investiamo.

Al 31 dicembre avevamo 47 milioni di perdite accumulate, secondo lo standard Usa in cui tutti gli investimenti vanno a costo, senza capitalizzare i costi di ricerca.

Con i metodi contabili italiani avremmo una perdita minore, ma grandi capitalizzazioni.

Servono quindi molte risorse, come le reperirete?

Abbiamo in cassa più di 18 milioni che ci bastano per proseguire gli studi fino a metà 2025, più 4,1 milioni di credito di imposta per le attività di ricerca.

Non siamo alla ricerca di capitali e non abbiamo lanciato alcun aumento di capitale.

Diverso discorso è la shelf registration (prospetto a scaffale, ndr), che per una società quotata negli Stati Uniti è prassi.

Noi l’abbiamo attivata lo scorso anno.

La shelf è uno strumento dinamico opzionale che ci consente di avere a disposizione risorse (fino a 100 milioni di dollari secondo un file depositato presso la Sec, ndr) che vedremo se e come utilizzare per eventuali aumenti di capitale, ma anche operazioni di m&a con scambi di azioni o prestiti obbligazionari.

Ma se dovessimo andare verso un’alleanza con una big pharma, cosa che è nel destino di società come la nostra, la shelf rimarrebbe sullo scaffale.

Dall’ipo nel dicembre 2021 il titolo ha perso circa il 70%. Che succede?

Nel 2021 ci sono state 97 ipo biotech in Usa, il settore viveva un momento di hype che è ben rappresentato dalla parabola di Moderna: al picco scambiava a 450 dollari, ora ha perso quasi l’80%.

Quando la pandemia si è risolta, il settore ne ha risentito e noi anche, però i nostri dati clinici sono molti di più e più robusti rispetto al momento dell’ipo.

La metà delle matricole biotech del 2021 è sotto del 73% o più.

Infine, l’aumento dei tassi ha colpito le aziende che innovano e non hanno ancora margini positivi, ma pare che si sia vicini a una svolta.

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