Da pochi giorni sono disponibili le bozze non ufficiali del cosiddetto Piano Colao, 102 proposte per il rilancio del paese. La prima curiosità del Rapporto è che esso, pur commissionato dal governo, non è mai stato reso pubblico per vie ufficiali, ma solo pubblicato dai giornali in bozze informali. Al di là di questa anomalia, al momento ci sono pochi commenti sul suo contenuto e sempre generici. Di fatto il testo viene alternativamente e da diverse angolature politiche:
- canonizzato come il catalogo definitivo delle ricette per liberare il paese dai vincoli che lo soffocano,
- catalogato come l’ennesima lista sempre uguale di raccomandazioni di un’autorità (straniera o sovranazionale) o
- bollato come l’ultimo, ennesimo, dei documenti neo-liberisti.
Di certo il testo non è stato concordato col Comitato Direttivo di Lotta Comunista, anche se c’è una importante sezione su Individui e famiglie di cui diremo.
L’impostazione del documento non è differente dal tipo di raccomandazioni che non a torto, viene continuamente rivolto al nostro paese da decenni. Sbloccare gli investimenti in capitale infrastrutturale, alleggerire il carico burocratico e impositivo sulle imprese, aumentare l’investimento in capitale umano e soprattutto in ricerca. Un pregio di questo documento è a mio parere senz’altro nella forma. Le schede con gli interventi hanno una concretezza maggiore delle solite raccomandazioni generiche, anche se ovviamente gli interventi legislativi e la loro attuazione sono tutt’altra cosa.
Una analisi più a fondo del documento però rivela che in effetti le 102 proposte potrebbero essere sintetizzate, direi in 50, e soprattutto che invece mancano parecchi aspetti che difficilmente possono essere trascurati. In effetti sono state fatte delle scelte sui temi che andrebbero spiegate. Di certo ad esempio il turismo, cui è dedicata una intera sezione (delle 6) del Piano, riveste una importanza differenziale per il nostro paese rispetto ad altri e, allo stesso tempo, sarà presumibilmente colpito maggiormente dal blocco. Ma siamo sicuri che sia più rilevante dell’industria?
Scendendo nel merito, La sezione 1 dedicata alle Imprese, mette in campo una serie di interventi sostanzialmente nello spirito delle iniziative prese nel decreto liquidità ma più profonde. Dalla sospensione delle procedure di insolvenza alla facilitazione della finanza alle imprese alla sospensione delle imposte, fino al finanziamento della finanza innovativa, si tratta di provvedimenti simili a quelli presi dal governo. Le novità sono concentrate prima di tutto sui mezzi di pagamento, in cui si propone un condono accoppiato a misure di scoraggiamento all’uso del contante (compreso il sacrosanto ritiro delle banconote di taglio ridicolo). Sul primo di questi temi si è espresso molto negativamente Cottarelli. C’è poi una forte enfasi sul reskilling dei lavorati disoccupati e dei dirigenti e sulla necessità di incentivare fiscalmente in maniera drastica la capitalizzazione delle imprese e l’investimento in equity. Una scheda poi propone l’incentivo di modelli di reti d’impresa già proposto su Riparte L’Italia da Luigi Balestra.
Sulle infrastrutture si propone la cancellazione del Codice degli appalti e la sua sostituzione con la direttiva europea senza gold plating. Si tratta di un tema molto dibattuto. Secondo molti esperti, per quanto una riforma riuscita male, il Codice sta entrando a regime e potrebbe essere controproducente per la velocità degli appalti cambiare le regole. Molte delle altre proposte si limitano a ribadire la necessità di effettuare gli investimenti in reti soprattutto digitali e con un’ottica rispettosa dell’ambiente. Difficile discordare, ma gli strumenti indicati appaiono vaghi.
La sezione sul Turismo, Arte e Cultura ha due linee programmatiche a mio parere. Da un lato si propone una programmazione molto più integrata. Purtroppo questi esperimenti di dirigismo in campo turistico si sono sempre concretizzati in sprechi di denaro pubblico per consulenti e progettazione di vari Portali del turismo in Italia e/o nelle regioni desolatamente deserti. La seconda linea di azione consiste nel consolidamento e aggregazione della offerta turistica soprattutto dell’accoglienza. Si tratta di una linea senz’altro condivisibile. Tuttavia il problema della scarsa dimensione d’impresa quindi della frammentazione e scarsa struttura dell’offerta è generalizzato a tutti i settori in Italia e non specifico all’offerta turistica. Molte misure in effetti sono auspici di una modifica del sistema d’impresa desiderabile ma difficile da conseguire con gli strumenti ipotizzati.
La sezione sulla Pubblica Amministrazione si sviluppa lungo due linee: digitalizzazione e velocizzazione. Le misure però sono generiche (anche se va detto che probabilmente siamo in un campo in cui la prassi vale molto di più delle eventuali riforme). Una scheda decisamente innovativa è quella che propone la esclusione di conseguenze a carico di dirigenti pubblici per ogni errore (quindi escluso il dolo) per rendere più veloci le decisioni. E’ indubbio che il timore di conseguenze legali sia un potente deterrente alla veloce esecuzione da parte della Amministrazione Pubblica. Ma forse non importante quanto la frammentazione dei poteri.
La quinta sezione è dedicata ad Istruzione e Ricerca. La parte sulla ricerca e le eccellenze appare a dire il vero assolutamente sproporzionata. A mio parere qui si perpetua il vezzo di elite che giudicano i paesi dalle loro istituzioni di eccellenza, le uniche che conoscono. Mentre come dimostrano vari casi sparsi per il mondo a fare la differenza è spesso la qualità media del tessuto della formazione. Questa ossessione per l’eccellenza, una posizione di chiara matrice culturale statunitense, peraltro risulta particolarmente perdente in un paese come l’Italia dove i problemi principali del sistema di istruzione sono la dispersione scolastica, la grande diseguaglianza nei risultati formativi degli studenti che rimangono nella scuola e/o università e infine il bassissimo tasso di laureati nelle classi di età rilevanti. Con questi problemi, pur non trascurando la necessità di creare poli di eccellenza, polarizzare il sistema appare decisamente una scelta assurda. Si tratta piuttosto di creare incentivi migliori soprattutto Il Piano poi sviluppa una serie di proposte sempre basate sul mantra della acquisizione di competenze (ovviamente si chiamano skill). Anche su questo punto forse sarebbe il caso di ripensare se l’approccio delle competenze sia da ripensare almeno per tutta la scuola dell’obbligo considerando che ci sono evidenze sempre più convincenti che proprio la flessibilità richiesta dal mutamento degli ambienti economici, rende sempre più preziose le competenze di base: comprensione del linguaggio, capacità di espressione corretta, capacità logiche e matematiche. Si tratta peraltro delle capacità che usa l’OCSE per il test PISA, una ragione ci sarà. Forse una maggiore radicalità di approccio e un pensiero meno convenzionale in questo campo poteva essere utile.
Esiste anche una sezione dedicata alle famiglie e welfare, che però è dedicata quasi interamente al superamento della disparità di genere e al benessere psicologico. Temi certo rilevanti ma tra tanti altri, in un paese che si avvia a vedere una recrudescenza rilevante della diseguaglianza. E’ abbastanza probabile peraltro che alcune di queste proposte siano state inserite nel cd. Family Act (era proprio necessario l’inglesismo anche in questo caso?). Nel complesso però appare strano che non ci si ponga il problema di come modificare, pur con un’ottica liberista, gli ammortizzatori sociali o le misure universalistiche se non in misura veramente marginale.
Un ultimo grande assente, come ho scritto sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno nei giorni scorsi, è senz’altro il Mezzogiorno. Di fatto Il Piano è redatto senza tenere conto della disparità territoriale al punto che la parola Mezzogiorno compare 3 volte nelle 102 schede nel contesto di interventi generali con un impatto particolare. Certo si può sostenere, e a ragione, che lo sblocco delle infrastrutture strategiche abbia un impatto maggiore sul Mezzogiorno che sul centro nord oppure che l’impatto delle misure per il turismo sia più rilevante nel Mezzogiorno. Tuttavia è difficile pensare di uscire da questa crisi senza una strategia esplicita per il dualismo economico del nostro paese.
Molto interessante però è a mio parere la collocazione dell’attenzione per il Mezzogiorno. La prima volta il Mezzogiorno è menzionato nella scheda su porti e ferrovie (Sezione infrastrutture) che richiede l’aumento dell’intermodalità, di certo una delle priorità riconosciute a parole nella strategia di tutti i governi e che potrebbe avere grossi effetti sugli investimenti anche in connessione con i vantaggi delle ZES.
La seconda citazione nella scheda 97 sulla conciliazione lavoro-genitorialità, quando si fa riferimento al gap di asili pubblici al sud da colmare. Faccio notare che possiamo declinare questa misura sia in termini di politica di welfare per il lavoro femminile, politica demografica per l’incentivo alla genitorialità, ma anche politica di welfare tout court per la eguaglianza di opportunità di bambini da famiglie disagiate. Si tratta di una misura che con certezza aumenta il benessere sociale e nel lungo periodo anche le capacità di crescere del paese.
Infine il Mezzogiorno compare nella penultima scheda dove si propone di assegnare a minori economicamente e socialmente svantaggiati una ‘dote educativa’ e una reale cura da parte di educatori specializzati. A mio parere si tratta di una delle proposte più condivisibile di tutte le 102 del pacchetto che esce dalla logica dell’assistenza con trasferimenti monetari per riaprire il discorso della uguaglianza delle opportunità. Si potrebbe in effetti trattare di una dote da integrare virtualmente nel reddito di cittadinanza per far capire anche ai percettori che i destinatari sono soprattutto i minori.
Nel complesso il Rapporto non è privo di idee interessanti ma presenta molti buchi ed è inspiegabilmente insistente su altri punti. Da un altro punto di vista l’intero approccio e molte delle soluzioni non sono nuovissimi.








