Il ministero che si occupa di energia ha cambiato nome da Ministero dell’Ambiente e la Transizione Ecologica a Ministero dell’Ambiente e la Sicurezza energetica.
Transizione e sicurezza non erano in alternativa, sicurezza d’altro canto non è solo avere un accesso ininterrotto all’energia, ma anche poterla avere ad un prezzo accettabile e non troppo volatile.
Le fonti fossili si sono dimostrate causa di rischi sistemici per fattori geopolitici ed in prospettiva causa di rischi ambientali crescenti: quanto più rapidamente ci affrancheremo dalla loro dipendenza, accelerando gli interventi di efficienza ed il cambiamento tecnologico nel modo di produrre, tanto più garantiremo la sicurezza.
La Presidente del Consiglio Meloni nel suo discorso al Parlamento ha scelto una formulazione ambigua e si è dichiarata “ambientalista conservatrice” che difende la “natura con l’uomo dentro”, evitando un certo ambientalismo ideologico e di ricadere nella dipendenza dalle materie prime rare, necessarie per lo sviluppo delle rinnovabili.
La sua priorità è porre un argine al caro energia con la lotta alla speculazione (anche con il tetto al prezzo del gas), diversificando le fonti di approvvigionamento e la produzione nazionale di fossili.
Nessuna parola è stata spesa sull’impegno alla realizzazione di politiche di contrasto al cambiamento climatico, né come si intende venire incontro ai paesi che maggiormente subiranno le conseguenze del modo in cui l’uomo ha sino ad ora vissuto dentro la natura.
Per ora l’unica scelta che ha fatto è stata quella del ministro che dovrà occuparsene, Pichetto Fratin che si era opposto (convincendo anche l’ex ministro Cingolani) al termine, stabilito dalla Commissione al 2035, per la vendita in Europa di auto con motore alimentato da fonti fossili.
Possiamo quindi aspettarci un rallentamento nelle politiche di decarbonizzazione, in qualche modo si renderà più costoso garantire anche la sicurezza.
Interventi di adattamento saranno invece sempre più necessari, ed al maggior costo per garantire la sicurezza affidandosi più a lungo alle fonti fossili (strumento di conflitti geopolitici crescenti), si aggiungeranno i costi del verificarsi di eventi sempre più estremi, che sappiamo potranno essere affrontati solo con la cooperazione tra paesi.
Vedremo come si andrà avanti anche da come parteciperemo alla COP27 a Sharm El Sheik.
Per saperne di più:

Debito e guerra: il contagio francese sui Btp, lo spread torna a salire tra crisi iraniana e conti p...

Sud: la spinta della Zes unica oltre il Pnrr | L’analisi

Debito pubblico: il tesoro nascosto dei 472 miliardi in mano alle famiglie e imprese, Btp Valore a 1...

Conti in ordine e proteste. Perché il rigore non basta | L’analisi

Crisi del debito francese, l’Italia è esposta al contagio | L’analisi di Carlo Cottarelli






