Dopo l’incontro del G20, tenutosi a Roma dal 30 al 31 ottobre, si cominciano a tirare le somme e a chiedersi quali risultati possono emergere da quei vertici. Riccardo Perissich, docente di Politica economica all’Università LUISS di Roma, riflette sulla natura dell’incontro partendo dalla consapevolezza che «l’idea che quei signori e quelle signore, soprattutto quando sono numerosi, possano discutere e risolvere problemi complessi nel breve tempo disponibile è priva di senso». E spiega «l’utilità di quegli incontri è invece diversa».
«Innanzitutto, servono a verificare e se possibile a migliorare il rapporto personale fra i leader. Poi servono a formalizzare accordi già preparati prima dal paziente lavoro di ministri e tecnici; dalla riunione può eventualmente scaturire una spintarella finale su alcuni dettagli che erano rimasti incerti, ma solo al margine. In terzo luogo, l’incontro serve a dare risonanza mediatica a quanto deciso. Infine, l’incontro può fornire cornice molto utile per incontri bilaterali o più ristretti», scrive su InPiù.net.
«Con queste premesse, qual è il giudizio? L’organizzazione è stata perfetta e il clima interpersonale ottimo. Sulla sostanza, è stato fatto ciò che era pronto: l’accordo sulle tasse e sulla pandemia. Poco sul clima. Lì il senso della riunione di Roma era comunque solo di preparare Glasgow. I dissensi c’erano già prima ed erano forti. Roma non poteva far altro che smussare qualche angolo ma, come vediamo a Glasgow, nulla di più. La comunicazione è andata molto bene».
«Infine, ci sono stati almeno due eventi bilaterali di grande importanza. Quello fra Biden e Macron, che ha permesso di avviare a soluzione la ferita aperta dalla vicenda dei sottomarini australiani e, si spera, rimettere sui binari giusti la collaborazione fra Usa ed Europa nell’Indo-Pacifico e in materia di difesa. Anche per questo, è evidente che tutto era già pronto; con tutta la buona volontà, Biden e Macron non avrebbero mai potuto scrivere un comunicato di diverse pagine in poco più di un’ora. In secondo luogo, è stato annunciato un inizio di accordo fra Usa e Ue sull’acciaio e l’alluminio», prosegue.
«Non ha solo allentato una tensione fastidiosa creata da Trump. Ha soprattutto permesso di stabilire le grandi linee, ancora tutte da precisare, di una posizione comune in materia di importazioni da paesi come la Cina che potrebbero non assumere impegni sufficienti in materia di de-carbonizzazione; un elemento fondamentale per il successo della strategia dell’UE. La missione, nei termini descritti, è stata pienamente compiuta. Quindi successo personale di Draghi, e di conseguenza dell’Italia che sta vivendo sul piano internazionale un momento favorevole. Resta il neo dell’assenza di Xi e di Putin».
«È il sintomo di un problema serio, che ridimensiona molto la speranza di una rinascita del multilateralismo. Ma era superiore alle forze di Draghi o di chiunque altro. Infine, sia concesso un grido di dolore al cittadino romano che ha sofferto per tre giorni. Non sarebbe il caso di smettere di organizzare riunioni complesse in una città troppo fragile per accoglierle? Tutto ciò solo per permettere a Boris Johnson di darci pseudo-lezioni di storia romana dall’alto del Colosseo?».
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