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Riccardo Perissich (docente politica economica LUISS): «Angela Merkel, un gigante senza scuse»

I rapporti con Putin, il modello tedesco del gas a basso prezzo e l’export. Queste le responsabilità che sembrano essere “addebitate” ad Angela Merkel. A parlarne è Riccardo Perissich, docente di Politica economica alla LUISS. «Salvo per chi ama fare a maglia sotto la ghigliottina, la caduta dei giganti è sempre cosa triste. Il caso di Angela Merkel lo è particolarmente per chi scrive, che deve ammettere di essere stato fino alla fine un suo fervente ammiratore».

«Diciamo comunque che molte delle critiche che oggi le vengono rivolte sono ipocrite e ingiustificate. Nessuno sottrarrà a Merkel il merito di essere riuscita nel suo lungo cancellierato a mantenere il consenso all’interno, aver guidato la Germania attraverso la crisi finanziaria e la pandemia meglio di molti altri leader occidentali e aver saputo, malgrado alcune esitazioni iniziali, contribuire al mantenimento della coesione europea evitando l’esplosione dell’euro».

«Spesso però i giganti non cadono per un giudizio complessivo, ma per un errore specifico. Il caso di Tony Blair, inchiodato alla sua responsabilità per la guerra in Iraq, è emblematico. Di cosa è vittima la reputazione di Merkel, la donna che avevamo tutti alzato sugli altari come la sola capace di opporsi a Trump? Le si addebita la doppia responsabilità di aver sottovalutato la pericolosità di Putin e di aver consolidato un modello economico tedesco basato su gas a basso prezzo dalla Russia e la possibilità di esportare in modo competitivo i suoi manufatti verso il resto del mondo, a cominciare dalla Cina», scrive sul magazine online InPiù.net.

«In sostanza le si addebita di non aver voluto capire l’importanza degli sviluppi geopolitici e di essere stata prigioniera dello slogan Wandel durch Handel, il cambiamento attraverso il commercio. Un po’ di umiltà dovrebbe spingere i critici a riconoscere che, da un lato il modello economico tedesco ora in discussione viene da molto più lontano dell’era Merkel. Dall’altro, la compiacenza e il diniego che ci hanno a lungo accecati rispetto al pericolo dell’aggressività di Putin, sono stati condivisi da buona parte dei paesi occidentali, compresa l’amministrazione Obama».

«Tuttavia, non si può nemmeno negare che la Germania era al centro di questa strategia rivelatasi fallace e che a Merkel, considerata la persona che meglio poteva capire Putin, era stata in un certo senso appaltata la politica occidentale verso la Russia. Dai giganti ci si aspetta molto, soprattutto che facciano ammenda dei propri errori, pratica poco diffusa fra i comuni mortali. Steinmeir, suo collega socialista al governo e ora Presidente della Repubblica si è affrettato a farlo. Scholz, anch’esso collega di governo e ora suo successore alla cancelleria, ha annunciato la necessità di un Zeitenwende, un cambiamento epocale. Di nessuno dei due si può, almeno per il momento, dire che sono giganti, ma lo hanno fatto».

«Molti si sarebbero aspettati da Merkel, rimasta all’inizio in doveroso silenzio, che a un certo punto seguisse la stessa strada. Invece, in due recenti interviste a settimanali tedeschi ha deciso di non rinnegare nulla. Ritiene ancora che avrebbe potuto “parlare con Putin”, ma che al momento in cui la crisi alla frontiera dell’Ucraina si acuiva, lei era già dimissionaria e quindi poco credibile. Come se non bastasse, ha completato il diniego con un riferimento più che inopportuno alla sua propensione a “comprendere Chamberlain” nella gestione dell’accordo di Monaco. È triste, ma ce n’è abbastanza per compromettere una reputazione. Un’opinione pubblica tedesca ed europea alle prese con le conseguenze di una politica di cui è, sia pure non del tutto a ragione, ritenuta responsabile, non sembra molto propensa a perdonare».

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