A un anno dalla pubblicazione del mio libro Italia Globale (Rubbettino, 2023) ho voluto controllare la correttezza dello scenario strategico proiettivo e le sue condizioni di fattibilità.
La logica era la seguente: l’Italia non potrà modificare sostanzialmente il proprio modello industriale export-led in un mondo caratterizzato dal rischio crescente di deglobalizzazione conflittuale.
Pertanto la linea strategica per l’Italia avrebbe dovuto essere un impegno sia per partecipare a una “riglobalizzazione selettiva” entro un’alleanza di nazioni compatibili sia per mettere un limite alla rottura del commercio internazionale.
Con soddisfazione annoto che la politica estera italiana sta seguendo questa previsione che fu anche una raccomandazione.
Ora il tema next è quanto ottenere attraverso accordi bilaterali e quanto via trattati siglati dall’Ue e come armonizzare le due metodologie politiche.
La spinta verso il Pacifico già strutturata via partenariato con il Giappone (e suo trattato economico con l’Ue) è stata (molto) rafforzata nel G20 in Brasile con un allargamento tematico del partenariato strategico bilaterale tra India e Italia nei prossimi 5 anni.
La relazione con Tokyo è stata rinforzata con l’approvazione definitiva della piattaforma aerea di sesta generazione anglo-italo-nipponica Gcap.
A mio parere resta da costruire un bilaterale con l’Australia per consolidare il posizionamento dell’Italia come attore rilevante nel Pacifico.
E resta da capire il come avviare i progetti infrastrutturali del collegamento (Imec) tra Indo-Pacifico e Mediterraneo.
Ombre cinesi? Appaiono limitate da un recente accordo bilaterale per mantenere le relazioni commerciali pur sotto la soglia di rilevanza strategico-tecnologica.
Il tema porta a valutare la futura relazione bilaterale con l’America a conduzione Trump.
La mia opinione è che Roma, come nella prima Guerra fredda, scambierà lealtà ferrea con Washington con il permesso di avere relazioni economiche non strategiche con gli avversari dell’alleanza occidentale.
Tale lealtà è necessaria per avere un ombrello geopolitico, e di sicurezza, per la proiezione italiana in Africa anch’essa in via di rafforzamento.
E sarà probabile linea di negoziato nel bilaterale Italia-America.
Per rinforzarla, Roma sta intensificando le relazioni bilaterali con Brasile e Argentina anche considerando una spinta già avviata verso Uruguay e Paraguay.
Tale mossa è avanguardia per la sigla di un trattato Ue/Mercosur, ora osteggiata dal settore agricolo francese e altri.
Il problema potrebbe essere superato modificando il metodo Ue dei trattati commerciali su cui ha competenza: da molto complesso perché rigido a semplice perché selettivo ed evolutivo: sarebbe un vero moltiplicatore di forza per tutte le nazioni europee.
Lo scenario è dinamico. Ma già è chiara una mossa interna italiana per sostenere quella esterna: mobilitare più capitale finanziario privato per rinforzare la proiezione globale utile al capitale stesso.








