“Ci sono realtà che bisogna riconoscere, quando si parla del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.
Lo scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera sottolineando la “questione dei tempi”: “Non per gettare la spugna e dirsi che non c’è più niente da fare – osserva l’editorialista – ma al contrario per definire i punti di partenza e la strategia.
Ecco dunque alcune di queste realtà.
Solo nel 2022, tra settore pubblico e settore privato, la Francia ha investito 256 miliardi di euro più dell’Italia e la Germania ne ha investiti 474 in più.
In un solo anno i nostri due principali partner e concorrenti hanno dispiegato in ricerca, macchinari, infrastrutture e tecnologie somme pari – rispettivamente – a oltre un Recovery e a oltre due Recovery in più rispetto all’Italia.
Si potrebbe pensare che questi scarti riflettano le diverse dimensioni fra le economie nazionali, ma non è così.
Non era già più così una quindicina di anni fa, quando il ritardo italiano negli investimenti era di cento o 150 miliardi l’anno (ai valori correnti) sui due grandi Paesi dell’area euro.
Ma ora che lo scarto si è allargato a molte centinaia di miliardi l’anno – spiega Fubini – la sproporzione è ancora più evidente.
La Francia sviluppa un prodotto interno lordo di un terzo maggiore del nostro, ma investe due terzi di più; la Germania ha un Pil pari quasi al doppio del nostro, ma investe parecchio più del doppio rispetto a noi.
Immaginiamo di proiettare un simile ritardo sui prossimi dieci anni e l’arretratezza dell’Italia rispetto alla frontiera europea — non parliamo neanche di Stati Uniti, Cina o Giappone — sarebbe abissale.
È il futuro che vogliamo?
Naturalmente, il punto resta investire nei modi e tempi giusti.
Il governo di Giorgia Meloni ha diritto e probabilmente anche ragione di rivedere centinaia di progetti troppo piccoli e affidati ad amministrazioni troppo gracili.
Si aspetta su questo una trasparenza che ancora non c’è stata.
Ma pensare di poter presentare a Bruxelles i nuovi piani solo in estate, non questo mese, espone al rischio che le prossime erogazioni vengano bloccate: per avere i prossimi via libera in giugno, bisognerà infatti mostrare di aver centrato obiettivi di spesa su progetti che forse il governo vuole rimuovere.
Dunque – conclude – anche se l’amministrazione fatica, ora il tempo stringe”.








