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Paolo Guzzanti (Il Giornale): «All’Economia serve un ministro politico capace di circondarsi dei migliori tecnici»

La nostra è una democrazia timida, afferma Paolo Guzzanti sul Giornale. Di fronte alla scelta del ministro dell’Economia, la politica che ha vinto, inchioda la macchina sull’orlo del burrone. Il panorama del futuro è inquietante.

E adesso? Ci aspetta una traversata dell’orrore e la tentazione è di dire: qui ci vuole uno pratico. Ovvero, un tecnico. Il che ha senso, perché il futuro è tempestoso e il Paese merita di essere servito in modo competente e responsabile. E dunque? Assumiamo un tecnico? Proviamo a ragionare.

Nel decennio precedente siamo stati abituati, per amore o per forza, a governi tecnici, o con molti tecnici, per fronteggiare l’emergenza. Ma le emergenze ormai sono la norma e ci perseguiteranno con diabolica imprevedibilità.

Sembra dunque cosa opportuna che, dopo le tanto attese elezioni, alla guida dell’economia ci sia qualcuno che non soltanto sia in grado di maneggiare con competenza la materia tecnica, ma che sappia applicare alle scelte una visione politica, in modo che la loro ricaduta sia la migliore per la società. Un competente sì, ma anche una persona in grado di valutare le ricadute sociali.

Dovrà essere la politica a prendere i suoi rischi e responsabilità, perché quello è il suo mestiere. Finora la politica ha sofferto per le restrizioni delle scelte tecniche e il Paese ha mostrato, con ‘astensione, quanto sia deluso dall’inutilità di un voto privo di conseguenze.

Non è forse questo il momento di un atto di coraggio, fondato sulla responsabilità, e dare mandato ad un ministro politico e capace di circondarsi dei migliori tecnici in grado di fornirgli il quadro più completo, compreso il calcolo delle conseguenze?

Le conseguenze sicuramente ci saranno, e sarà la qualità delle scelte a far dire ai cittadini elettori se e quando approvano l’operato di un governo politico, come in tutte le democrazie.

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