I primi dati sull’utilizzo del Superbonus 110% segnalano già una prima mappa delle Regioni in prima linea nell’utilizzo del provvedimento a favore del rilancio dell’edilizia. Spicca il Veneto, come confermato dai dati elaborati da Ance, con 1209 interventi realizzati per un importo totale di 120 milioni di euro. Numeri che la includono, assieme alla Lombardia e all’Emilia-Romagna, nella top 3 delle Regioni dove si sono concentrati oltre un terzo degli interventi, per numero e importo. A commentare con soddisfazione i risultati è il presidente di Ance Veneto, Paolo Ghiotti.
«Abbiamo sempre sottolineato come il Superbonus 110% rappresenti uno strumento strategico per l’attuazione degli obiettivi di rigenerazione urbana e adattamento al clima chiesti dall’Europa e al centro di tutte le politiche di sviluppo portate avanti dal Governo. Questo, però, non è sufficiente perché ad oggi l’impatto dell’incentivo è frenato dalla burocrazia che rischia di minare anche gli effetti economici positivi di questa importante misura. Sono urgenti le misure di semplificazione per favorire l’accesso ai benefici fiscali, in particolare la verifica preventiva della conformità urbanistica e il miglioramento di classificazione energetica per gli immobili vincolati. In questo modo si potrebbe anche alleggerire il lavoro dei Comuni che per l’elevato numero di pratiche rischiano di fare da imbuto e rallentano l’avvio dei lavori. Un problema che si associa a quello del costo dei materiali che hanno raggiunti livelli insostenibili».
Ghiotti sottolinea la bontà e l’importanza che ha il provvedimento, ma ne chiede la proroga per amplificare i benefici, quanto meno fino al 2023. «Il Superbonus è in grado di generare un effetto volano di 21 miliardi di euro, che rappresenta oltre 1 punto percentuale di Pil ogni anno con un incremento di circa 64mila posti di lavoro solo nel settore edile. Affinché questa importante misura possa raggiungere la piena efficacia per il riavvio di una solida crescita è necessario, però, prevederne una proroga quantomeno fino a tutto il 2023 come richiesto da Ance Nazionale. Un orizzonte più ampio permetterebbe infatti di dare un importante segnale positivo e rassicurante al mercato ed ai privati spingendoli così a realizzare gli interventi più complessi, che sono quelli che comportano maggiore beneficio in termini di sostenibilità ambientale e di sicurezza».
Il presidente di Ance Veneto ricorda, inoltre, come in questi giorni la 13ª Commissione permanente del Senato stia esaminando il testo unificato dei disegni di legge in materia di rigenerazione urbana, presentati dalle diverse forze politiche e messi insieme dai relatori. «Questo provvedimento è strettamente collegato al Superbonus 110% perché il comune obiettivo è quello di intervenire sugli edifici delle città che hanno un’età anagrafica molto elevata e sono una delle principali fonte di inquinamento. Come sul Superbonus, però, il provvedimento sulla rigenerazione non è in alcuno modo funzionale alle esigenze delle città che devono “crescere su loro stesse “creando una disciplina di eccessivo dettaglio, più arretrata e restrittiva rispetto, ad esempio a quella della Regione, che rappresenta un punto di riferimento a livello nazionale».
In chiusura, per Ghiotti serve urgentemente una semplificazione normativa in ambito urbanistico, per portare a termine lo scopo dei provvedimenti attuati. «Se non semplifichiamo le procedure il quadro normativo in materia urbanistica il rischio è che gli effetti economici ed occupazionali che potrebbero arrivare dal Superbonus e dalla rigenerazione urbana siano limitati e non porterebbero al raggiungimento dell’obiettivo primario che è quello dello sviluppo sostenibile delle nostre città. E questo sarebbe un grave danno non solo per il settore, ma per l’economia e soprattutto per il futuro dei nostri territori».








