“Questa pandemia non è colpa della globalizzazione. Il virus alimenta la tentazione a erigere nuove barriere, ma si è visto che non serve. L’umanità è andata avanti, puoi decidere lockdown temporanei. Ma poi il mondo tornerà ad aprirsi”.
Ad affermarlo è l’ex numero uno della Fiat Paolo Fresco, in una lunga intervista al Quotidiano Nazionale. “Il mondo più integrato ha accelerato la diffusione del virus – dice ancora – ma lo sconfiggerà più velocemente. Le multinazionali farmaceutiche stanno investendo miliardi per la ricerca sui vaccini. Nel giro di qualche mese avremo le cure”.
Fresco ricorda l’amico Paolo Villaggio, suo compagno di liceo: “Quando parlava di megapresidente galattico e di poltrone di pelle umana – racconta – prendeva spunto dal mio mondo. Mentre la sua enfasi nel narrare un piccolo burocrate che reclama il suo spazio ha finito per influenzare i miei rapporti nelle società che guidavo”.
Gli anni in America alla General Electric, poi la Fiat: Agnelli “stava preparando la successione, lo sbarco della Fiat nel 2000. Mi offrì il posto di Romiti, guidai l’azienda dal 1998 al 2003. Era un periodo difficile per la Fiat”. Romiti era “un presidente efficiente, determinato, duro con i sindacati. La marcia dei 40 mila fu una virata nelle relazioni sindacali. Era un uomo del Novecento, vedeva le cose in un contesto nazionale. Era italo-centrico, ma il mondo stava cambiando, non era più il suo”. Marchionne poi “ha riconosciuto la bontà dell’eredità che gli avevo lasciato in Fiat. E l’ha sfruttata da grande manager”.
Come leader per l’Italia “oggi servono uomini che capiscano bene i meccanismi della globalizzazione e sappiano navigare nei meandri dello statalismo europeo e italiano”. Draghi? “Era un cervello per la politica finanziaria italiana, è diventato un gigante grazie al suo ‘whatever it takes'”.
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