Paolo Agnelli, industriale e presidente di Confimi Industria, è intervenuto a proposito della rivoluzione green invocata dall’Europa e punto focale del Recovery Plan italiano.
«L’Europa ci chiede una svolta green ma per innescare la transizione verde occorre investire incentivando le aziende ad attivare nuovi processi di produzione, premiando le industrie più virtuose che già operano in economia circolare ma soprattutto valorizzando la produzione che deriva dal recupero e dal riciclo di materie prime, altrimenti la svolta ecologica è fine a se stessa».
D’altronde, l’Europa punta ad azzerare le proprie emissioni entro il 2050, e a ridurre la produzione di CO2 del 55% entro il 2030. «Obiettivi che non possono essere raggiunti con il solo utilizzo di energie rinnovabili, serve lo sforzo dell’industria e il supporto delle istituzioni per capovolgere il paradigma esistente».
Per fare questo bisognerà programmare alla perfezione la catena green della produzione industriale. «Un piano industriale dedicato alla transizione verde, al recupero, all’utilizzo della materia prima seconda ovvero realizzata da scarti vuol dire anche intervenire positivamente su due dei tre maggiori ostacoli oggi esistenti per le pmi italiane: il costo dell’energia e il costo delle materie prime».
«L’Italia ha già avviato con successo il recupero degli imballaggi in alluminio (65%), in plastica (90%) e in vetro (91%). Molto possiamo fare ancora con il legno e la carta. Questi sforzi vanno premiati incentivando le imprese a utilizzare il materiale di seconda generazione, incentivo in valore che deve essere trasferito anche al consumatore finale. La supply chain o la catena di fornitura per essere davvero green deve poter intervenire su tutti gli anelli del processo, altrimenti rimangono solo belle parole», conclude Agnelli.
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