La raccolta firme del referendum sulla legalizzazione dell’eutanasia, proposta dai radicali, è risultata un successo. La Chiesa sembra preoccupata e dice di non alzare muri, mentre chiede una legge condivisa sul fine vita. L’iniziativa è stata bocciata dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, secondo il quale sta crescendo in Italia una «visione ideologica secondo cui ciò che non corrisponde a una certa condizione vitale ed efficiente della salute non è degno di andare avanti».
È ciò che ha detto in un’intervista a QN. Il risultato, per Paglia, è che «chiunque è “fragile” possa essere eliminato senza conseguenze. È la cultura dello scarto che il Papa non cessa di denunciare». Però «abbiamo il dovere di ascoltare e aiutare per evitare che possano lasciarsi condizionare da un’ondata emotiva». L’invito del presidente dell’Accademia per la vita è di smettere di pensare ogni questione come «come una battaglia ideologica fra chi crede e chi no».
Il suo auspicio è che si giunga ad una legge sul fine vita che, «senza lasciarsi condizionare dalla fretta, né da furori ideologici, possa essere il risultato di un dialogo fra posizioni differenti senza che nessuna voce, neanche quella delle realtà religiose presenti nel Paese, sia esclusa a priori».
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