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Giovanni Maria Flick (presidente Corte costituzionale): «Referendum sull’eutanasia: grande confusione»

Sul referendum proposto dai Radicali sull’eutanasia c’è una grande confusione. Questa la posizione di Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale ed ex ministro della Giustizia. Questa «confunsione» secondo Flick è «determinata, ancora una volta, da una politica che attraverso le leggi penali non vuole più dare certezze ai cittadini, ma far valere una specifica visione della vita». E aggiunge «è un andazzo sempre più spinto che preoccupa».

Se il referendum fosse ammesso e poi ricevesse il consenso dei cittadini, «noi avremmo una situazione per cui chi uccide una persona maggiorenne e cosciente di sé che glielo chiede, anche in buona salute, non rischia il carcere» (visto che si richiede l’abrogazione dell’art. 579 del Codice penale, omicidio del consenziente, che impedisce la realizzazione di quella che viene chiamata “eutanasia attiva”, ndr), spiega in un’intervista ad Avvenire.

Mentre tuttora «rischierebbe le sanzioni previste dall’articolo 580 sull’aiuto al suicidio un medico o un familiare stretto o un amico che procura il farmaco letale a una persona che non si trova nelle quattro condizioni indicate dalla Consulta» nella sentenza a seguito del caso Dj Fabo – Marco Cappato, cioè «se la persona è affetta da patologie irreversibili, prova sofferenza intollerabile, è tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale ed è capace di prendere decisioni libere e consapevoli» ricorda.

L’ex Ministro non fa previsioni sulla possibilità che la Consulta bocci il referendum, ma si limita «a segnalare che il tentativo referendario mette le basi di nuove ambiguità, nuove contraddizioni e nuove difficoltà interpretative in sede giudiziaria e costituzionale».

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