“Dobbiamo guardare all’innovazione digitale con l’attenzione di tenere, sempre, l’uomo al centro, al fine di produrre un autentico sviluppo sociale. E dobbiamo evitare di dar luogo a un sistema tecnocratico, rischiando di schiacciare l’uomo sotto il dominio della tecnica”. E’ il monito che arriva dal padre francescano Paolo Benanti, teologo docente presso la Pontificia Università Gregoriana, i cui studi sono focalizzati sulla gestione dell’innovazione, su internet e sull’impatto del Digital Age, sulle biotecnologie per il miglioramento umano e sulla biosicurezza, sulle neuroscienze e sulle neurotecnologie.
Una riflessione, suggerisce il teologo parlando con l’Adnkronos, quanto mai necessaria anche in questa fase in cui il governo Draghi elabora il Recovery Plan e l’innovazione digitale sarà uno dei suoi pilastri: “è necessario che questa transizione contribuisca al bene comune, che si sviluppi in modo trasversale, che non escluda nessuno”, osserva padre Benanti. “Oggi il digitale e l’informatica sono un’industria e producono le nuove forme sociali dell’uomo.
Nel tempo in cui le ‘platform’ sono strutture organizzative diffuse e pervasive, nel tempo in cui dominano giganti dell’organizzazione e della vendita nell’e-commerce come Amazon”, padre Benanti mette in guarda da un sogno totalizzante accarezzato anche da un certo neocapitalismo: “sognare la possibilità di costruire una società in grado di superare le distinzioni di genere, in grado di usare i dati per organizzare domanda e offerta, per gestire la richiesta di forza lavoro e indirizzare i lavoratori verso i posti dove è maggiormente richiesta la loro opera, lasciando poi ognuno libero di vivere seguendo le proprie aspirazioni e passioni”
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