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«Non si può far finta che i numeri non contino», l’analisi del politologo Angelo Panebianco (Corriere)

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“La matematica è sempre stata la cenerentola delle materie scolastiche in Italia. Una fra le tante conseguenze negative è che molti adulti che animano la vita pubblica sembrano pensare che i numeri siano irrilevanti, che non sia affatto detto che due più due faccia sempre quattro”. Lo scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera aggiungendo che “anche quando si giudica il risultato del referendum sul taglio dei parlamentari è necessario tenere conto dei numeri e saperli interpretare. Beppe Grillo li ha interpretati correttamente. Ha rilanciato il suo ben noto credo antiparlamentare.”

“Grillo ha capito – prosegue Panebianco – che una parte cospicua, probabilmente maggioritaria, dei ‘sì’ al taglio di deputati e senatori era il frutto di una diffusa avversione alla democrazia parlamentare. Proprio ciò su cui i proponenti del referendum avevano scommesso. Ciò che questo referendum rivela, in realtà, è la condizione di stallo in cui ci troviamo. Per lo meno quando si parla di Costituzione, l’Italia sembra divisa in quattro gruppi di forza più o meno equivalente: Indifferenti, antiparlamentari, conservatori, riformatori.”

“La divisione dell’elettorato in quattro gruppi di forza equivalente spiega perché sia illusorio immaginare che la vittoria del ‘sì’ sul taglio dei parlamentari possa essere usato per favorire altre (e più sensate) riforme. Non è possibile per il fatto che la maggioranza di questi ‘sì’ non è riciclabile, non è spendibile in chiave riformatrice. Come ha perfettamente capito il ‘rivoluzionario’ Grillo” – sottolinea l’editorialista.

“Retorica e coazione a ripetere sono caratteristiche ineliminabili della politica italiana. Quando non si hanno idee, quando non si sa che cosa dire, si dichiara solennemente che «è arrivata la stagione delle riforme». L’idea (non necessariamente sbagliata) è che coloro ai cui ci si rivolge – gli elettori, o molti di loro – siano immemori del passato, non si ricordino di quante volte la suddetta stucchevole frase sia stata ripetuta nell’ultimo trentennio. Ma è solo retorica e coazione a ripetere. Si (ri)parla di riforme costituzionali e intanto si pensa a come fare una controriforma elettorale (ossia, a come tornare definitivamente al vecchio sistema proporzionale). Al netto di tutti gli errori che commise allora Matteo Renzi, al netto della volontà di tanti elettori di colpire lui più che il suo progetto di riforma costituzionale, resta che al più organico tentativo di rinnovare il sistema parlamentare, nel referendum del 2016, il sessanta per cento dei votanti disse ‘no’. Non è proprio il caso di fare finta che i numeri non contino”, conclude Panebianco.

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