Sulla Stampa Veronica De Romanis commenta la legge di bilancio in discussione in Commissione alla Camera.
“Come è noto, uno dei principali obiettivi di questo governo è la riduzione delle tasse.
Qualche passo in avanti è stato fatto.
A cominciare dal cuneo fiscale diventato finalmente strutturale.
Diverse perplessità derivano, tuttavia, dal metodo seguito: le minori tasse sono state finanziate con maggiori tasse.
E, infatti, dal 2024 al 2025 le entrate in rapporto al Pil aumentano di mezzo punto percentuale, attestandosi al 47,1%.
Il metodo viene riproposto in questi giorni di dibattito sulla Legge di Bilancio.
Ad esempio, per finanziare il taglio dell’Ires (circa 3-4 punti rispetto al 24% attualmente in vigore) alle imprese che assumono e investono, la Lega propone di tassare ancora una volta le banche e le assicurazioni.
Il costo ammonta a circa 400 milioni.
Ma non solo. Si sta cercando di applicare lo stesso metodo anche per un altro taglio, più corposo: quello dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi tra 28 e 50 mila.
Servono circa 2, 5 miliardi.
Per ora non sono state trovate coperture, ovvero nuove tasse.
In realtà, esse andrebbero trovate dal lato delle spese che nel 2025 restano invariate al 50,4%.
Sono tutte necessarie e indispensabili?
No, lo dimostra l’ultimo dato Istat sul Pil del terzo trimestre, che è stato pari allo 0,5%.
Si è tornati in fondo alla classifica.
Il motivo è presto detto: è terminato l’effetto dei tanti bonus introdotti negli ultimi anni.
Quelle risorse pubbliche hanno drogato l’economia dando l’impressione che fosse sufficiente spendere per crescere: i dati dimostrano il contrario.
Per crescere serve un sistema stabile, certo, capace di attrarre gli investimenti.
Quindi anche una minore pressione fiscale” ma “la strada per ridurre le tasse – conclude De Romanis – è quella del taglio strutturale delle spese”.








