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Nel PNRR presentati 56 progetti di nuove stazioni a idrogeno | L’analisi

Al momento sono 56 le proposte progettuali per nuove stazioni di rifornimento a idrogeno che potranno essere realizzate in scia al Pnrr. Ben al di sopra del target di 40 impianti entro il 2026 che era previsto nel Recovery Plan. Dove, nel quadro degli investimenti destinati a promuovere la sperimentazione dell’idrogeno nel trasporto stradale, sono stati stanziati 230 milioni di euro. Un percorso che, però, ha avuto uno sviluppo assai tortuoso. Perché, con il primo avviso, che si è chiuso a marzo, erano giunte solo 36 istanze – divenute poi 35 a valle della rinuncia di uno degli operatori in corsa per l’accesso ai fondi Ue – per un impegno di 102 milioni.

Sulla misura, poi, scrive il Sole 24 Ore, era intervenuta anche la Corte dei conti che aveva suggerito di proseguire le interlocuzioni con Bruxelles in modo da definire lo sviluppo futuro dell’investimento, indicando due possibili strade: la riduzione del target con la contestuale rimodulazione delle risorse o la pubblicazione di un nuovo bando per realizzare almeno altri 5 impianti. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al quale fa capo l’investimento, ha poi optato per la seconda via, lanciando quindi a luglio un nuovo avviso per impiegare i 128 milioni residui. E la risposta, arrivata dalle aziende, ha superato le aspettative con 21 progetti presentati: quelli già validati sono 15, ma attualmente si sta esaminando l’ulteriore documentazione presentata da altri soggetti proponenti e nei prossimi giorni si procederà all’emanazione dei provvedimenti di ammissione al contributo.

«C’era il timore diffuso, dopo la discussione sollevata dal primo bando, che l’adesione al secondo avviso non fosse particolarmente significativa» spiega il presidente di H2IT (l’Associazione italiana idrogeno), Alberto Dossi «e, invece, così non è stato. E, sommando gli esiti delle due procedure, l’asticella finale rappresenta un traguardo già importante». Insomma, la filiera italiana ha battuto un colpo deciso nonostante le difficoltà che hanno contraddistinto l’iter di questo investimento con le complessità relative al primo bando, al quale, ricorda Dossi, le imprese hanno risposto in tempi record. Ora, però, occorre accelerare sulla fase operativa.

«La scadenza per la realizzazione degli impianti» prosegue il numero uno di H2IT, che è anche vicepresidente vicario di Assolombarda delega alla transizione ecologica «è il 30 giugno 2026, quando arriverà a traguardo anche il Recovery, ma bisogna partire domattina perché la costruzione di questi impianti non è così semplice». Dossi parla della fase realizzativa con cognizione di causa essendo anche imprenditore e presidente dell’azienda di famiglia Sapio, leader nel mercato italiano dei gas industriali e medicinali, che si è aggiudicata i fondi per realizzare due stazioni di rifornimento a idrogeno.

«Sono due progetti che hanno avuto accesso alle risorse messe a disposizione dal primo avviso» chiarisce Dossi. «Una sarà costruita nei pressi dell’uscita autostradale Mantova Nord e destinata soprattutto a rifornire mezzi di autotrazione pesante e trasporto pubblico della municipalità. L’altra, invece, sorgerà a Vicolungo, in provincia di Novara. Entrambe, cofinanziate al 50% dal Pnrr, saranno realizzate con Keropetrol, che ha una solida expertise nella gestione di questo tipo di impianti, mentre noi faremo valere la nostra esperienza sul fronte dell’idrogeno. Stiamo cominciando a ordinare i materiali per poi ottenere tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie, per i quali abbiamo già avviato l’iter burocratico».

L’obiettivo, quindi, è procedere con celerità. Perché, chiarisce ancora Dossi, «il Pnrr è una grandissima opportunità che l’Italia deve necessariamente cogliere e non bisogna perdere tempo ora che stiamo anche entrando nella fase di messa a terra degli investimenti». Ma, per far marciare con maggiore velocità il piano e l’intero settore, occorre una svolta a livello centrale secondo il numero uno di H2IT: «Francia, Germania, Olanda, Spagna e Portogallo, solo per citarne alcuni, hanno una strategia nazionale sull’idrogeno che manca ancora all’Italia. Ci sono stati, in passato, dei timidi tentativi di abbozzarne una, ma sono finiti anzitempo nei cassetti. E, invece, è fondamentale che il governo indichi una rotta chiara su questo fronte se vuole scommettere veramente sullo sviluppo dell’idrogeno».

Occorre, dunque, una strategia nazionale, insiste Dossi, per allineare il Paese ai principali competitor europei ma anche per abilitare gli investimenti. «In Italia abbiamo una filiera completa» prosegue l’imprenditore, «ma il mercato è in parte pronto e in parte va costituito. E, per favorirne il pieno decollo, occorre rendere competitivo l’idrogeno verde che ha costi ancora non vantaggiosi per buona parte dell’industria». Ecco, perché, dopo essere intervenuti sugli investimenti, con i 3,6 miliardi messi sul piatto per l’idrogeno dal Pnrr, è necessario ora lavorare, precisa Dossi, «sulla spesa operativa, i cosiddetti opex, in modo da abbassare l’acquisto di energia che è ancora troppo cara». Un versante, quest’ultimo, su cui l’associazione sta collaborando con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetico con l’obiettivo di individuare una strada che renda sostenibile il costo dell’idrogeno.

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