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Nel 2023 in Italia aumenta il potere d’acquisto | L’analisi

Nel 2023 i consumi privati in Italia sono cresciuti dell’1,2% in media, in rallentamento dal 4,9% del 2022, ma a un ritmo sostanzialmente in linea con la media dei cinque anni precedenti la pandemia.

Lo rileva uno studio condotto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, da cui emerge altresì che il calo del tasso di risparmio ha sostenuto le spese delle famiglie.

RECUPERO DEL POTERE D’ACQUISTO

La crescita dei redditi disponibili reali dovrebbe tornare in positivo a partire dal 2024, grazie alla resilienza del mercato del lavoro e a una crescita ancora sostenuta delle retribuzioni, sulla scorta dei rinnovi contrattuali.

Gli analisti stimano un rallentamento dei consumi in media annua allo 0,3%, prima di una riaccelerazione a 1,3% l’anno prossimo, compatibilmente con una risalita del tasso di risparmio verso la media pre-Covid.

In scenari alternativi più ottimistici, dove si ipotizza un utilizzo dell’extra risparmio accumulato, le spese delle famiglie potrebbero accelerare fino a oltre il 2% nel 2025.

Gli esperti mantengono però previsioni relativamente caute, vista l’incertezza del quadro internazionale, e considerato che condizioni creditizie ancora restrittive potrebbero limitare la propensione al consumo.

FOCUS SUI BENI ESSENZIALI

Più nel dettaglio, nel 4* trimestre 2023 i consumi degli italiani hanno registrato una contrazione (-1,4% t/t), in controtendenza rispetto a Francia e Germania.

Il dettaglio delle componenti mostra come i comparti più penalizzati siano quelli legati a spese non essenziali, il che suggerisce che la domanda possa aver risentito di prezzi ancora elevati a fronte di un rallentamento delle retribuzioni pro-capite.

Tuttavia, la Direzione Studi e Ricerche non esclude che la brusca (e inattesa) contrazione dei consumi a fine 2023 sia imputabile a difficoltà nella destagionalizzazione dei dati emerse dopo la pandemia.

ITALIANI GRANDI RISPARMIATORI? NON NEL 2023

Nonostante dinamiche differenti in termini di erosione del potere d’acquisto, tutte le principali economie dell’Eurozona hanno registrato durante lo shock inflazionistico una caduta del tasso di risparmio che ha consentito, ad eccezione della Germania, di recuperare i livelli di consumo precedenti la pandemia.

Il quadro, continuano gli esperti, è però meno incoraggiante ragionando in termini di peso dei consumi in rapporto al Pil, che in Italia resta inferiore alla media storica del 60%.

Inoltre, né i consumi di beni né quelli di servizi sono tornati sui trend di crescita registrati nel quinquennio precedente alla pandemia.

In particolare, le componenti di spesa che mostrano il maggior divario rispetto ai livelli di fine 2019, e rispetto al trend di crescita pre-pandemico, sono alimenti, abbigliamento, trasporti e servizi ricettivi e ristorativi.

OCCUPAZIONE IN RALLENTAMENTO MA SALARI SUPERANO INFLAZIONE

La crescita dell’occupazione, seppur attesa in decelerazione dall’1,9% dello scorso anno, dovrebbe rimanere positiva, con le stime della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo all’1,1% nel 2024 e allo 0,7% nel 2025, con un aumento complessivamente modesto del tasso di disoccupazione.

Anche le retribuzioni dovrebbero riaccelerare, prevediamo intorno al 4% in media annua quest’anno, e rimanere sopra il 3% l’anno prossimo, trainate dal rinnovo dei contratti collettivi.

La crescita dei redditi da lavoro dovrebbe risultare superiore all’inflazione, permettendo un progressivo recupero del potere d’acquisto nei prossimi trimestri.

“Vediamo quindi un ritorno in territorio positivo della crescita del reddito disponibile in termini reali (ovvero corretto per il deflatore dei consumi privati) a 1,5% nel 2024 e oltre il 2% nel 2025”, concludono gli esperti.

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