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Nei comuni c’è una bassa propensione alla digitalizzazione | Lo studio dell’Istat sul PNRR

I Comuni italiani registrano un calo nella qualità delle funzionalità organizzative e una bassa propensione all’innovazione in particolare riguardo alla digitalizzazione. Una difficoltà che si registra essenzialmente nelle aree del Mezzogiorno (49,9% contro il 18,9% nel centro e l’11,4% nel Nord). Ma soprattutto denunciano un forte organico sottostimato che sconta i forti vincoli di risorse indotti da politiche di contenimento della spesa degli ultimi anni e un invecchiamento del personale a fronte di bilanci comunali che consentono solo margini di manovra esigui per programmare nuove assunzioni con un prevedibile disallineamento rispetto ai fabbisogni di competenze professionali, anche a causa di uno scarso ricorso della formazione in servizio. Criticità che aumentano nei piccoli Comuni rurali, soprattutto nel Mezzogiorno.

È questa la fotografia scattata dall’ISTAT sulla capacità dei Comuni italiani di dare realizzazione all’implementazione di nuovi progetti del Pnrr nel contesto dei vincoli strutturali sia di tipo finanziario che di risorse umane.

La mappatura dei livelli di funzionalità degli enti locali ha perciò confermato, si legge, “diffuse criticità e ampi margini di miglioramento , soprattutto nelle Amministrazioni comunali del Mezzogiorno” che impone, a fronte dei rapidissimi cambiamenti in atto “un’accelerazione nella costruzione di un modello di Pa avanzato, capace di rispondere alla crescente domanda di servizi qualificati”.

Per l’ISTAT, dunque, “sarebbe indispensabile ripensare ruoli e profili professionali, sistemi di rafforzamento e valutazione delle competenze in servizio, in un’ottica più orientata alle soft e transversal skill. Anche su questo piano, il Mezzogiorno dovrebbe divenire un laboratorio privilegiato di pratiche virtuose e innovative”, dettaglia ancora il Rapporto.

In sintesi, riassume la nota ISTAT, le Amministrazioni comunali presentano forti vincoli di risorse indotti dalle politiche di contenimento della spesa degli ultimi anni. Dal 2011 al 2021, si stima una perdita di circa 80mila unità di personale (-20%), accentuata nel Mezzogiorno (-24,3%) rispetto al Centro-nord (-17,8%). Si è passati da una media nazionale di 50 addetti a 42, da 69 addetti ogni 10mila abitanti a 62, dall’89,2% del full-time a poco più dell’83%. La flessione è più lieve fra i dipendenti stabili (-6,1%) rispetto alla componente atipica, sia dei dipendenti a tempo determinato (-20,5%) sia dei non dipendenti (-15,4%).

Le restrizioni sul turn-over e sull’accesso alla pensione hanno prodotto inoltre un invecchiamento accentuato del personale dei Comuni. Nel 2021, solo l’1,9% ha meno di 30 anni (5,1% nelle altre Istituzioni Pubbliche) e più di un quinto (21,4%; era 7,3% nel 2011) oltre 60 (15,8% nelle altre IP). Peraltro, si legge ancora nel Rapporto, i bilanci comunali consentono margini di manovra esigui per programmare nuove assunzioni. Il personale incide molto sulle spese correnti (22,7%; 3,6% nei rimanenti Enti Locali) e rende rigida la spesa (22,8% del totale; 6,5% nel resto delle Ip).

E le criticità si accentuano a livello territoriale: aumentano, annota ancora l’ISTAT, nei piccoli Comuni rurali e soprattutto nel Mezzogiorno. In quest’area, nel 2021, solo il 73% degli addetti è a tempo pieno (86,5% nel Nord; 91,2% nel Centro), c’è un forte invecchiamento (31,1% ultrasessantenni) e bassi livelli di istruzione (il 24% ha titoli inferiori al diploma; 17% in Italia). Questi valori rappresentato soprattutto l’impatto dell’incidenza di addetti reclutati attraverso la stabilizzazione di bacini di precariato storico (36,2% del personale; 3% nel Nord e 6,5% nel Centro Italia).

Anche la formazione in servizio, che dovrebbe accompagnare tali processi, risulta debole proprio nelle piccole realtà meno urbanizzate e nel Mezzogiorno. Ha invece una diffusione massima nel Nord Italia (nel 2021 otto Comuni su 10 erogano 1,4 giornate formative per addetto), dove la formazione continua degli adulti ha una tradizione consolidata. Nel Mezzogiorno soltanto il 50% dei Comuni offre ridotte opportunità formative (nel 2021 0,5 giornate per addetto).

Tornando all’Indicatore sintetico di ”Funzionalità Organizzativa” dei Comuni, diffuso per la prima volta dall’ISTAT in questo Focus, fotografa le difficoltà e certifica sia una riduzione dei livelli qualitativi (da un valore medio di 100 del 2011 a 98,7 del 2021) sia, per la fase attuale, i marcati differenziali territoriali (Nord 106; Centro 98,5; Mezzogiorno 72,9). Si evidenzia una bassa propensione all’innovazione organizzativa, in particolare riguardo alla digitalizzazione (77% ha carenza di personale qualificato) e alla limitata diffusione del Bilancio sociale-ambientale (8,2%; 27% nelle altre Ip).

Nel Mezzogiorno, circa la metà dei Comuni presenta una ”bassa funzionalità” organizzativa (49,4%; 18,9% nel Centro; 11,4% nel Nord). Inoltre, nei Comuni con valori elevati di IFO migliora in modo visibile la soddisfazione e la fiducia dei cittadini. Il quadro è molto positivo nel Settentrione, in particolare nelle tre principali regioni del Nord-est (Friuli-Venezia Giulia Ifo 103,9, Veneto 102,2, Emilia-Romagna 103,4) e in Valle D’Aosta/Vallée d’Aoste (104,7); è particolarmente critico in Sicilia (83,3), Calabria (83,5) e Campania (91,2). In definitiva, conclude lo studio, la mappatura dei livelli di funzionalità ha confermato diffuse criticità e ampi margini di miglioramento, soprattutto nelle Amministrazioni comunali del Mezzogiorno.

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