«Il Papa ci pensa da tanto tempo, a razionalizzare l’ambito amministrativo della Santa Sede. Mettiamola così: se si sbaglia nell’amministrazione, vuole capire chi ha responsabilità dell’errore». Lo afferma il vescovo Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), intervistato da Gian Guido Vecchi per il ‘Corriere della Sera’.
Cosa è successo? «Si sta portando a compimento quanto il Santo Padre aveva disposto circa due anni fa, il 6 novembre 2018, in una lettera al cardinale Reinhard Marx, coordinatore del Consiglio per l’Economia della Santa Sede».
E cioè? «In un più ampio progetto di razionalizzazione dell’amministrazione e di piena e più efficace vigilanza e trasparenza, il Papa ha chiesto di evitare che vi siano più centri di deposito di denaro. Ha chiesto che, per quanto possibile, vi sia un unico centro anche per spesa e investimenti. Il tutto per avere sotto controllo il flusso reale della liquidità che appartiene alla Santa Sede ed è necessaria per la vita della Curia romana e la missione della Chiesa».
A luglio, una lettera del cardinale Marx e del prefetto per l’Economia, padre Guerrero, si rivolgeva ai capi dicastero per disporre che tutta la liquidità fosse trasferita all’Apsa… «Sì, si sollecitava a portare a compimento quanto richiesto nella lettera del 2018: depositare la liquidità all’Apsa».
Questo riguarderà anche la Segreteria di Stato? «Io non ho ancora ricevuto disposizioni particolareggiate su questo punto. Ma non sarebbe che una prosecuzione del processo già iniziato e del quale le sto parlando. Non solo: la Segreteria di Stato ha già dei depositi presso l’Apsa».
Ma la Segreteria rimarrebbe senza portafoglio? «Ma no! Come tutti i Dicasteri, la Segreteria di Stato ha e avrà il suo budget. Non vi sono “ministeri” senza portafoglio in Vaticano. Essendo tutti chiamati a realizzare una missione, hanno tutti bisogno — oltre che di buona volontà, di impegno e di testimonianza credibile — di soldi. Qui si tratta di rendere più razionale l’amministrazione e più tracciabili, in vista di una esigente trasparenza, tutte le operazioni. All’inizio dell’anno, ogni Dicastero presenta una richiesta di budget. La richiesta viene esaminata dalla Segreteria per l’Economia, che approva o suggerisce correttivi. Dopodiché dice all’Apsa: metti a disposizione del Dicastero questa cifra. E il Dicastero amministra tale somma. Ovviamente si deve dare conto di tutti i movimenti. I soldi materialmente restano all’Apsa. Quando un Dicastero sostiene una spesa, la comunica all’Apsa, che provvede a saldare il debito».
Perché tutto questo? «Per assicurare tracciabilità e quindi trasparenza. Ma la centralizzazione ha anche un vantaggio pratico. Se, ad esempio, il Papa mi chiede: ma noi abbiamo i soldi per pagare gli stipendi?, io devo potergli una risposta precisa. Ho bisogno di sapere subito qual è la disponibilità economica della Santa Sede al momento, senza dover fare il giro di tutti i Dicasteri per sapere di quanto ognuno dispone. E questo non è un esempio teorico. Permette di avere sotto controllo i flussi di cassa».
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