“La moda comunica molto, ma ultimamente lo fa in maniera ingannevole, seguendo astuti piani di marketing. Io ci ho voluto mettere la faccia, i miei convincimenti e le mie fragilità. Ho voluto parlare con il pubblico guardandolo dritto negli occhi. Quando lavori così non puoi mentire”.
Così lo stilista Giorgio Armani, in una intervista rilasciata a ‘Repubblica’.
All’industria della moda Armani suggerisce di “ripartire da ciò che è autentico e che ci ha fatto grandi negli anni: il prodotto che presentiamo. Senza quello il nostro lavoro è mero intrattenimento”.
I mesi passati hanno influito sulla sua moda, spiega lo stilista: “Parlerei di un’evoluzione necessaria. Mi sono concentrato sull’essenziale: di meno e meglio. La risposta immediata, in collezione, è una ricerca di leggerezza e libertà”.
Rispetto ai rischi “il più grosso e imminente è rifare tutto come se nulla fosse successo, producendo in eccesso, comunicando sul nulla, dimenticando la dura lezione di questi mesi terribili. Sarebbe una disdetta, ma sulla natura umana, alla mia età, non sono poi cosi’ ottimista”.
Rispetto al raccontare la moda con il digitale Armani ha spiegato che si tratta di “un mezzo freddo, veloce, che distrae. Per questo mi sono concentrato tanto sull’immagine quanto sul suono e sui protagonisti, così da ampliare la costruzione del racconto, aggiungendo l’emozione data dai corpi e dagli abiti in movimento”.
Armani ha confessato di sentire comunque la mancanza di un pubblico vero alle sfilate: “è dal 1975 che sfilo, certo che mi manca: il confronto con il pubblico, gli applausi, la frenesia. Ma non voglio che diventi inutile nostalgia. In questo momento è difficile: ci sono altri modi da esplorare, e sono ben felice di farlo”.
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