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Stefano Micossi (economista): «L’accordo raggiunto dall’Ocse sulle tasse alle multinazionali è storico»

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L’Ocse ha raggiunto un accordo che non è esagerato definire storico per la tassazione dei grandi gruppi multinazionali.

L’accordo include gli Stati Uniti, l’Europa, la Cina e l’India e, in totale, 136 paesi (sono restati fuori la Nigeria, il Kenya, il Pakistan e lo Sri Lanka).

L’accordo riguarda le società multinazionali con fatturato globale sopra i 20 miliardi di dollari e utili lordi sopra il 10% (con un complicato marchingegno per abbassare in futuro la soglia).

Prevede un’aliquota minima del 15%, da un lato; dall’altro, il trasferimento di una quota degli utili (eccedenti il 10%) a tassazione nelle giurisdizioni nelle quali la società registra un fatturato di almeno un miliardo (250.000 euro nei paesi più piccoli, con GDP sotto i 40 miliardi).

L’accordo prevede infine che per due anni nessun paese possa introdurre nuove imposte sulle società coinvolte.

L’accordo è molto ambizioso; la sua applicazione richiederà la soluzione di molti complicati problemi. Ma intanto è stato condiviso il principio che non è accettabile nascondere gli utili nei paradisi fiscali e che un minimo d’imposta è sempre dovuta. Non è poco.

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